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mercoledì 25 novembre 2015

NON SOLO OGGI PER DIRE NO ALLA VIOLENZA ALLE DONNE

In Italia 1 donna su 3 ha subito violenza fisica o psicologica, ma i centri di assistenza sono senza fondi, i consultori non funzionano e c'è scarsa informazione e adeguate comunicazioni. Saranno tante le iniziative in programma oggi nella giornata internazionale contro la violenza di genere, ma occorre a mio avviso parlarne sempre con campagne di sensibilizzazione, tra le Associazioni, nelle Istituzioni, nella Scuola ripristinando l'Educazione Civica per formare una società in cui affermare i Valori dell'Umanità. Partecipando a Bologna al memorial Melania Rea promosso da Melina Gennuso ho avuto modo di conoscere molte donne e tante tristi storie, ma anche strumenti e iniziative che possono essere di grande aiuto a tante altre donne. Tra i tanti mi preme suggerire il libro "Giù le mani dalle donne", pubblicato da Mondadori a fine 2014, un manuale di istruzioni per imparare a difendersi - con gli strumenti offerti dalla Legge e dallo Stato - da uomini violenti, prevaricatori o stalker che sta facendo man bassa di premi e importanti riconoscimenti.
La sua narrazione, non è il frutto dell’immaginazione né un resoconto di violenze subite in prima persona. Questa volta chi racconta è una penalista vittimologa, Alessia Sorgato tra l’altro consulente giuridico della Casa dei Diritti del Comune di Milano, che da un ventennio si occupa di ogni tipo di abuso sul genere femminile. Una che la violenza la combatte “professionalmente”. Certo tra le sue pagine, emergono racconti e tragedie delle assistite, che lasciano spazio a un po’ di story telling, ma su tutto il lavoro domina lo sguardo razionale di una penalista che è scesa più volte nell’inferno delle proprie clienti, per portarle, a volte con fatica, verso la luce di una riconquistata dignità. “Giù le mani dalle donne” è forse più, in questo senso, un manuale. Ogni situazione di abuso e prevaricazione viene sì approfondita nelle sue dinamiche relazionali e psicologiche, ma soprattutto utilizzata per illustrare tutti gli strumenti, gli organismi, le possibilità concrete e molto spesso gratuite, di cui una donna, oggi, può usufruire per reagire e uscire dall’oscuro tunnel della violenza subita, fisica, economica o psicologica che sia. Un libro che non solo dovrebbero leggere tutte le donne, visto l’elevato numero di violenze che si continuano a produrre nei loro confronti, ma che sarebbe utile leggessero anche gli uomini.
“Giù le Mani dalle donne” ha già smosso molte coscienze e sta diventando un piccolo fenomeno cult. Tanto che ne è nata anche una community su Facebook, il cui nome, "Donne che imparano a difendersi", evidenzia la volontà – da parte di Alessia Sorgato e alcune amiche psicologhe e assistenti sociali - di dare una mano a chiunque si trovi in un momento difficile e non sappia da dove iniziare per uscirne. Si può scrivere e chiedere aiuto senza nessun obbligo, una risposta è garantita. Un pensiero speciale a tutte le donne vittime di femminicidi e di violenze, ai loro familiari che hanno vissuto e continuano a vivere il loro dolore tra le ingiustizie e la indifferenza di tanti. Sono tante le donne che ci chiedono aiuto come nella foto di Nadia Porcelli e che dobbiamo tutti noi proteggerle oltre che aiutarle. Ogni giorno é sempre un buon giorno per dire NO alla violenza alle donne, non solo oggi.
DECALOGO
Alessia Sorgato, avvocato cassazionista penalista milanese, con master in Criminologia ad indirizzo vittimologico, autore di “Giù le mani dalle donne”, redattore della “Casa dei Diritti” del Comune di Milano e punto di riferimento delle principali Onlus dedicate agli abusi su donne e minori, riporta un decalogo sulle cose più importanti da sapere in situazioni di violenze su donne e minori
Lo sapevi che?
1) Se una donna continua a subire violenze e abusi solo perché non ha una propria autonomia economica, può chiedere e ricevere il patrocinio dello Stato, che le assegnerà un avvocato specializzato in materia sostenendo per lei ogni spesa processuale;
2) Un comportamento di sistematica violenza economica perpetrata da un marito nei confronti della moglie, privandola del minimo e necessario sostegno economico, può entrare nel novero dei maltrattamenti e quindi costituire reato;
3) Chiunque sia testimone di una violenza (come un vicino di casa), soprattutto quando essa sia protratta nel tempo, può denunciare la situazione alle forze di Polizia, con la certezza di mantenere nei confronti di vittime e carnefici l’anonimato;
4) Le denunce utilizzate unicamente come forma di “rimprovero”, nei confronti di un uomo violento, e poi ritirate, su richiesta del maltrattante “pentito”, non sono mai risolutive.
5) La remissione di querela da parte di una vittima, nei casi che la legge considera talmente gravi da far procedere d’ufficio o considerare irrevocabile la querela stessa , può non essere avvallata dall’autorità giudiziaria, che proseguirà nell’iter processuale indipendentemente da eventuali ripensamenti della diretta interessata;
6) Anche la rete può essere un contesto per attuare molestie. Oggi il legislatore considera il così detto cyber stalking come una forma aggravata della categoria degli “atti persecutori”. Le forze dell’ordine specializzate in cyber stalking fanno capo alla Polizia Postale;
7) La diffusione tramite e-mail, Facebook e altri social network e canali web di immagini compromettenti, informazioni private, dati personali di terze persone, può facilmente configurarsi come un reato di “diffamazione aggravata”;
8) Camuffare la propria identità on- line, ai fini di recare danno o adescare una persona di minore età è punibile penalmente con reclusione fino a un anno; Anche la sola detenzione di materiale pedopornografico, ovvero contenente immagini e video erotici con soggetti di minore età, costituisce reato;
9) E’ considerato reato, includibile nella categoria “atti di violenza sessuale”, non solo lo stupro, ma anche il palpeggiamento o la coercizione al bacio;
10) Essendo decaduto il principio del “debito coniugale” è denunciabile anche un marito che obbliga la moglie a “concedersi” o ad accettare modalità di rapporto sessuale non volute.

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