RIFLESSIONI A MARGINE DELL’ASSEMBLEA NAZIONALE DELLA FONDAZIONE AN. Una riflessione sul futuro di Fratelli d’Italia dopo la vicenda legata alla fondazione di Alleanza Nazionale. Sarebbe difficile, se qualcuno me lo chiedesse, poter descrivere analiticamente e in maniera integrale quanto accaduto a Roma, presso l’Hotel Midas, il 3 e 4 Ottobre scorsi. Nel rispetto di quanti hanno preso parte all’evento, infatti, non entrerò nel merito della vicenda. Non mi compete. So soltanto che, con la IIa Assemblea dei soci della Fondazione AN, si chiude un capitolo importante della storia della Destra italiana, ma - allo stesso tempo - se ne apre un altro, nuovo, probabilmente più “grande”. Lacerata e destrutturata all’interno, la Destra italiana degli ultimi tempi ha più volte messo a repentaglio la propria esistenza, rischiando addirittura di “estinguersi”. Adesso, però, la storia è cambiata. La vittoria della mozione dei “Gabbiani” contro quella dei “Quarantenni” dimostra che non è necessario alcun partito che riparta da quell’ente o, meglio, dal suo patrimonio. La compagine politico-sociale nata sulle orme del Movimento Sociale Italiano (MSI) prima, e di Alleanza Nazionale (AN) poi - ovvero Fratelli d’Italia - ha soltanto bisogno di guardare avanti e di fare ordine al suo interno. Ha l’incombente necessità di mettere da parte i rancori personali, di valutare gli eventuali errori commessi e di iniziare a costruire qualcosa di molto più corposo e duraturo.
Fratelli d’Italia-AN, dunque, ha l’onore e l’onere di rappresentare l'enorme cambiamento politico (e non solo) che la Nazione richiede a tutti i livelli. Il movimento capeggiato da Giorgia Meloni, tuttavia, pare abbia le carte in regola per giocare un’ottima partita contro i suoi rivali contendenti, nonché di recuperare la fiducia degli “astensionisti” e di coloro che fin’ora hanno espresso un voto di protesta, perché è un partito giovane, pieno di giovani, ricco di proposte e di contenuti reali; è un soggetto politico che ha deciso di fare della militanza il proprio “cavallo di battaglia”, abbandonando la tecnocrazia e puntando il proprio allargamento sulle Costituenti cittadine, provinciali e regionali, a cui si unisce l’apporto scientifico dei suoi Dipartimenti tematici. Tutti questi elementi portano a comprendere una cosa sola: che la politica, a Destra, va vissuta da protagonisti, non da semplici spettatori. Un compito arduo da portare avanti, non c’è dubbio, ma che condurrà di sicuro a buoni risultati. Alla luce del Congresso che verrà celebrato di qui a pochi mesi, e che dovrà necessariamente segnare un’evoluzione della Destra contemporanea, concludo la mia breve analisi riportando una famosa citazione di R. Buckminster Fuller, nella speranza che le parole ivi presenti possano essere il giusto spunto per una partenza diversa: “Non cambierai mai le cose combattendo la realtà esistente. Per cambiare qualcosa, costruisci un modello nuovo che renda la realtà obsoleta”.
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