Circa 20mila lucani ogni giorno pranzano fuori casa al bar o al ristorante, direttamente sul luogo di lavoro con il pasto comprato o portato da casa. Il fenomeno ha un giro d’affari in Basilicata tra 1-1,5 milioni di euro. Ma complice la crisi economica, in molti cominciano a fare i conti con i costi della pausa pranzo e scelgono di portarsi il cibo da casa. Lo rilevano le associazioni Federconsumatori e Adusbef, sottolineando che la tendenza al "fai da te" nella pausa pranzo si deve anche alla chiusura delle mense aziendali a seguito del ridimensionamento degli organici nelle imprese e anche al rincaro dei prezzi praticati da punti di ristoro, le mense e i self service. Ciononostante il buono pasto – sottolinea il Centro Studi Thalia - è tra i benefit più richiesti dai lavoratori. Il ticket è usato nel 70% dei casi in bar, gastronomie e ristoranti e, per il restante 30%, nella grande distribuzione.
Ad oggi circa il 25% dei buoni pasto in circolazione è in formato elettronico: sono dati di una indagine del Centro Studi di Anseb (Associazione nazionale società emettitrici buoni pasto) che ha chiarito anche alcuni punti chiave delle regole che presiedono al mercato dei buoni pasto. A cominciare dalla detassazione dei buoni pasto elettronici dal 1° luglio scorso: quasi due euro in più a ticket e cioè dai 5,29 euro in caso di buono pasto cartaceo a 7 euro per il buono pasto elettronico. Anche per questo sempre più frequentemente le aziende scelgono di consegnare ai propri dipendenti buoni pasto in formato elettronico. Il Governo ha quindi inteso sostenere la diffusione di questo supporto per modernizzare il mercato, permettere la digitalizzazione della rete degli esercenti, favorire rimborsi più veloci e offrire maggiore protezione dalla falsificazione dei buoni. Per motivi di privacy e riservatezza della vita personale dei dipendenti, gli emettitori non dispongono delle informazioni in grado di tracciare le abitudini di consumo degli utenti. Riguardo all'utilizzo cumulato dei buoni: nessun cambiamento di regole. Nella stessa Legge di Stabilità nulla si dice riguardo al previsto divieto di cumulabilità, in vigore da oltre trent'anni. Dall'altro lato gli esercenti non si danno per vinti e si affidano alla fantasia: dalle ricette più fantasiose, ai punti ristoro biologici, alla riscoperta dei panini più tradizionali, al fioccare di offerte e tessere fedeltà. Il pranzo fuori casa - è il parere dello chef Roberto Pontolillo (Black Pepper Potenza) che è impegnato a definire i menù di impiegati e lavoratori all'insegna della cucina della felicità che attinge ai sani principi della tradizione mediterranea, nel rispetto della stagionalità – oltre a soddisfare la fame è soprattutto gratificazione sensoriale. Il primo requisito di ogni consiglio alimentare è 'goditi i tuoi pasti”. Dobbiamo tuttavia gratificare i sensi senza farci del male. Piccoli piaceri gustativi sono insomma non solo leciti, ma addirittura benvenuti. Quindi spazio a fantasia e creatività variando continuamente il menù e piatti unici specie per un secondo che è sufficiente come pasto completo al costo del buono pasto medio. Attualmente il budget di spesa ideale restano i famosi 7 euro, spesso rappresentati dalla soglia dei ticket aziendali. In quest’ambito, il consumatore è alla costante ricerca di novità, ma ha ben presente alcuni concetti base che lo guidano nelle scelte. Ovvero nutrirsi in modo corretto dal punto di vista salutistico, senza appesantirsi per il prosieguo della giornata, e senza investire nel pranzo la totalità del poco tempo a sua disposizione, un’ora al massimo. Sulla scorta di questo focus, per il gestore si aprono una serie di opportunità: innanzitutto la scelta dei menu, ricchi di verdure, zuppe, frutta fresca, con una rotazione stagionale degli ingredienti. Il take away, nonché la possibilità di prenotarsi attraverso Internet, rappresenta una modalità il cui successo sta crescendo. Questi servizi infatti consentono al gestore una maggiore razionalizzazione ed efficienza del momento di consumo, a vantaggio anche del conto economico. Nonostante le difficoltà di mercato, il pranzo resta un caposaldo fondamentale per l’economia degli operatori, e sarà anche il momento di consumo che prima degli altri reagirà positivamente al riprendersi dell’economia nazionale. È opportuno più che mai lavorare sull’innovazione dei menu, sulla qualità e sugli aspetti salutistici e di servizio. Non ultimo bisogna ricordarsi che proprio nei momenti in cui sembrano venir meno le certezze che il consumatore ricerca valori quali l’affidabilità e la tradizione. In quest’ambito bisogna mantenere i propri standard e possibilmente innovarsi.


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