Il santuario di Picciano ha vissuto infatti una storia unica e longeva che lo ha visto al centro di narrazioni pre-medievali, punto di riferimento geografico, culturale, politico e religioso, lungo una vicenda che ha visto succedersi eremiti, pastori delle transumanze, pellegrini, cavalieri templari e giovanniti, monaci e sacerdoti.
L’incontro, moderato dal giornalista de “La Gazzetta del Mezzogiorno” Pasquale Doria, ha posto l’accento sulle fatiche dell’autore, don Donato Giordano (monaco dell’Ordine di San Benedetto), che attraverso la poderosa ricerca e il rilevante corredo iconografico ha saputo consegnare ai presenti le tracce di una presenza ultra millenaria. Un risultato ben argomentato da quei documenti continuativi ed estensivi che il professore Ferdinando Mirizzi (Università della Basilicata) non ha esitato a riconoscere come il fondamento logico e argomentativo dell’intero studio. Interessantissime le connessioni e i riferimenti che mettono Picciano e il santuario al centro di un complesso incrocio di storie, culture, contaminazioni, o mettono in relazione diretta con l’Abruzzo attraverso le vie degli antichi tratturi della transumanza e la profonda religiosità popolare di pastori e pellegrini; offrono uno squarcio illuminante sulle storia minore di queste contrade attraverso i secoli; spiegano usanze e tradizioni sino all’oblio e alla successiva rinascita, quando cioè grazie ai monaci della Congregazione di Monte Oliveto si rese possibile – non più di sessanta anni fa – dare nuovo ruolo e nuovi significati al Santuario. È stato l’abate generale emerito della congregazione, Michelangelo Tiribilli, assieme a monsignore Ligorio, arcivescovo di Matera-Irsina, a “fare memoria” di questi ultimi, fondamentali passaggi nella storia del Santuario, che ci consegnano oggi questa piccola grande storia. La pubblicazione, molto curata anche dal punto di vista editoriale e tipografico che Altrimedia ha inteso editare e offrire al pubblico, vuole essere il primo di una serie di omaggi alla riscoperta dei beni storici, architettonici, artistici, culturali e spirituali legati alla religiosità nel nostro territorio, patrimonio fondante della stessa identità di Matera e premessa indispensabile per comprendere appieno il significato dell’essere una Capitale europea della cultura. La casa editrice materana intende così continuare il proprio impegno e offrire il proprio contributo in questa entusiasmante fase che la città sta vivendo.


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