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giovedì 7 maggio 2015

CLUB SAN MARCO RIONERO RILANCIA “MISSION” ASSOCIAZIONISMO-ANTIDOTO DESERTIFICAZIONE SOCIALE E DEMOCRATICA

Archiviata la quarta edizione della manifestazione “Club San Marco Premia” con il riconoscimento consegnato il 18 aprile scorso in occasione dell’evento-spettacolo a Rionero in Vulture al maestro Giovanni Grano l’associazione che prende il nome dal santo patrono di Rionero pensa al futuro. Con pochi anni di vita (è nato nel 2011) ed oltre un centinaio di soci provenienti da diversi centri della Basilicata e quindi non solo dal Vulture, l’organismo culturale, presieduto da Marcella Viggiano, intende rilanciare la “mission” sintetizzabile nell’impegno a dare valore all’associazionismo come antidoto alla desertificazione sociale, culturale e democratica che vivono piccoli, grandi centri della regione. L’associazionismo – è la strategia del Club San Marco - agisce nel territorio della comunità locale, che è il terreno privilegiato dove far emergere e sperimentare risposte di qualità sociale protese a costruire dal basso un modello di vita, di lavoro, di relazione che sia dinamicamente adattativo. Di qui l’attività che oltre al Premio si svolge sui terreni della solidarietà sociale e civile, sulla valorizzazione delle tradizioni e della fede cristiana per diventare punto di riferimento per altre associazioni culturali e di volontariato per fare rete senza sostituirsi ad altre forme di coinvolgimento e/o di partecipazione sociale, ma, al contrario, promuoverle, favorirne l’integrazione organica sul territorio, evidenziarne i punti di forza cercando sempre di privilegiare ciò che unisce e di favorire una gestione creativa, volta al positivo, di ciò che inizialmente divide. Lo confermano i dati dell’ultimo censimento Istat: negli anni della crisi il non profit è l’unico settore che cresce e produce nuova occupazione; di fronte all’arretramento delle istituzioni pubbliche, regge quasi da solo interi pezzi di welfare sperimentando politiche innovative e soluzioni concrete a tutela dei diritti e della coesione sociale. Economisti e sociologi sono concordi nel riconoscere all’associazionismo un ruolo determinante come argine alla frammentazione sociale, cantiere di nuova cittadinanza democratica, volano di ricostruzione economica, civile e morale del Paese. Ma perché queste potenzialità possano esprimersi pienamente c’è bisogno che siano valorizzate e incentivate. “Il nostro – spiega la presidente Marcella Viggiano – è un luogo di incontro, ascolto, confronto, dialogo, convivialità; di costruzione di senso di appartenenza per l’elaborazione di chiavi di lettura positive della realtà; integrazione organica tra forze vive presenti nel territorio; elaborazione di risposte condivise, progettazione di attività da svolgere insieme; sperimentazione e apprendimento; sostegno d’iniziative utili alla comunità; creazione di un patrimonio sociale in termini di competenze, valori, esperienze, tradizioni. Per la ricostruzione di comunità e relazioni col territorio, per conquistare nuovi spazi di libertà e benessere intendiamo declinare la promozione sociale come strumento di emancipazione e auto-organizzazione delle persone, rafforzando l’esercizio della cittadinanza attiva. Nell’articolazione democratica che porta le singole persone a diventare protagoniste della società, l’associazionismo è l’espressione di un progetto di donne e uomini che scelgono liberamente di mettersi in gioco per costruire insieme le risposte ai propri bisogni e a quelli della comunità. L’associazionismo si fa con gli altri e nasce sia dal bisogno di reagire all’isolamento e alla solitudine sia dall’ansia di contare, di essere protagonisti andando oltre il puramente personale. Associarsi produce attenzione reciproca, coesione, legame sociale”. Il recente evento-spettacolo ha lasciato il “segno” nella comunità rionerese testimoniando che è possibile fare associazionismo in forme innovative.

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