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Tra
denunce e silenzi, perché i dati sull’inquinamento della nostra Terra non
vengono resi noti?
L’Eni
denuncia la prof. Colella perché avrebbe alimentato, a detta della società
petrolifera, un “vero e proprio clima di allarmismo diffuso sul territorio”. Il
riferimento è alle indagini che la Colella effettua sulle acque lucane e sul
possibile inquinamento derivante, anche e soprattutto, dalle estrazioni
petrolifere.
Al
di là della cronaca, ci tocca ancora una volta evidenziare il corto circuito
relativo alla scarsissima trasparenza sui dati dell’impatto ambientale derivante
dalle attività petrolifere svolte in Basilicata. Ci occupiamo di inquinamento da
sempre. Non ultima la nostra interrogazione sugli scarichi industriali a Corleto
Perticara. Da sempre chiediamo che tutti dati vengano resi pubblici per
permettere che chiunque possa averne contezza e che non vengano semplicemente
filtrati attraverso le ‘conferenze stampa’ in cui regna il
‘tuttappostismo’.
Ricordiamo
inoltre che neanche un mese fa, il 26 Gennaio scorso, l’Assessore Berlinguer in
una conferenza stampa annunciava, con riferimento ai dati relativi alla
radioattività dei reflui di lavorazione del Petrolio trasportati con autobotti
dalla Val d’Agri alla Val Basento, che non vi era nessun pericolo per la salute.
Le preoccupazioni dei mesi precedenti, riguardanti l’attività di TecnoParco,
sembravano quindi infondate.
Abbiamo richiesto, immediatamente
dopo la conferenza stampa, copia di quei dati annunciati come tranquillizzanti.
Tuttavia, nonostante i regolamenti regionali impongano che le richieste
documenti vengano essere soddisfatte entro tre giorni dalla presentazione, non
abbiamo ricevuto ad oggi nessuna risposta.
Ricapitolando,
quindi, nella Basilicata pittelliana che si appresta ad aumentare il numero
delle perforazioni petrolifere, un rappresentante delle Istituzioni non può
approfondire dati riguardanti l’impatto ambientale dell’attività dei pozzi e al
tempo stesso, una esponente della comunità scientifica che svolge un’indagine
rischia la denuncia. Se l’Eni denuncia la professoressa Colella per procurato
allarme cosa dovremmo fare noi nei confronti dei vertici della Regione
Basilicata che non trasmettono nemmeno i “dati tranquillizzanti” di cui dicono
di essere in possesso?
Non
crediamo che, rifuggire il confronto o trincerarsi dietro denunce, sia il modo
migliore per far nascere un clima di fiducia nelle Istituzioni e nelle aziende
che operano con grande impatto ambientale sul nostro territorio.
Potenza,
23 febbraio 2015
Gianni
Rosa, Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale
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