Nel '76 il matrimonio con Liviano; nel '77 la nascita di Luca; nell'81 arriva anche Martina. Ma, Grazia sente il bisogno di realizzarsi anche come professionista. Così, inizia a lavorare come coadiutore all'Asl, per poi, arrivare ai quadri dirigenziali; nel 2007, per mobilità volontaria, diventa funzionario dell'Agenzia delle Entrate.
Ma, qualche anno prima, nel 2005, qualcosa sconvolge la sua vita: la scomparsa prematura dell'amore di una vita, Liviano. Il dolore lacera l'animo. Ed è proprio quest'amore che diventa il filo conduttore della sua silloge di poesie, che comincia a scrivere nel 2009, mossa da quel grande senso di vuoto, che le ha lasciato il decesso di Liviano. ‹‹La poesia - ha detto Grazia Tagliente - è diventata per me una sorta di psicoanalisi, uno strumento per esternare lo strazio interiore. La poesia è un messaggio universale, che trasfonde sentimenti. E tale si può definire solo se il lettore si riconosce in ciò che legge››. Per Grazia, la poesia è lo scrigno aperto delle sue emozioni, del suo vissuto, che non rinnega, perché, come lei stessa ha affermato, ‹‹siamo, oggi, quello che eravamo ieri››. Nonostante la grande perdita, come scrive Francesco Luca Santo nella prefazione della silloge, "Grazia è un'anima sensibile, vibrante, viscerale, che si piega, ma non si spezza e allunga sempre la mano verso quella del mondo per dire 'no', non mi sento sconfitta. Io non ho perduto, ma ho vinto". Ed, oggi, Grazia, si sente vincente: è circondata dall'affetto dei sui figli, coltiva una passione, la poesia, che le dà conforto e consolazione, oltre che molte soddisfazioni ed ha ritrovato la serenità, grazie alla vicinanza di un nuovo compagno, Antonio.
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