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domenica 28 dicembre 2014

E´ DI GIOVANNI VINCENZO FORLI` LA MADONNA DEL CARMELO DI PISTICCI?

di Giuseppe Coniglio

PISTICCI - Tra le tante preziose testimonianze artistiche della Chiesa Madre di Pisticci, tra cui alcune tele di Domenico Guarino, una macchina d`altare della navata sinistra può custodire l`opera di una grande firma del passato. La Madonna del Carmelo, olio su tela (255x165), finora di autore ignoto, potrebbe essere stata dipinta dal celebre Giovanni Vincenzo D´Onofrio da Forlí, su commissione della Confraternita del Carmine di Pisticci, come si rileva da un documento del 1621, in parte illeggibile, conservato nell´Archivio della Chiesa. Il dipinto di Pisticci, di grandi dimensioni, raffigura la Madonna incoronata da due angeli che regge con il braccio sinistro il Bambino, che affettuosamente le prende il mento; in basso anime purganti intercedenti, si rivolgono a Lei. Mediocre lo stato di conservazione. Reca un'iscrizione in basso: R.A.D. di Vena Carmelina fu Giuseppe. 1940. Caratterizzata da un cattivo restauro del 1940, la tela presenta l'impianto della Madonna con il Bambino che ripropone la tipologia della Glicophilusa, di derivazione orientale, sul quale tuttavia è inserita la variante occidentale della corona sorretta dagli angeli. Riferimenti della cultura manieristica sono palesi nella parte inferiore e nella definizione dei corpi. Ulteriori approfondimenti e studi potranno dare ulteriori certezze sia sull´autore che sulla tela. Giovan Vincenzo D’Onofrio da Forlì, nativo di Campo­basso, fu molto attivo a Napoli tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento. Oltre che nella chiesa del Pio Monte della Misericordia, sue opere sono pre­senti nella chiesa di Santa Maria del Carmine, dello Spirito Santo, di San Giovanni a Carbonara. Il Previtali in “La pittura del Cinquecento a Napoli e nel vicereame” gli attribuisce, tra l'altro, una “Madonna con Bambino che appare ai Santi France­sco, Agostino, Biagio e Antonio da Padova nella chiesa del Gesù delle Monache. Lo stesso Pre­vitali scriveva che egli “al pari di altri artisti italiani e spagnoli prima di adeguarsi alle nuove rivoluzionarie tendenze naturalistiche partecipò al gran corale barocchesco di fine secolo”. In quegli anni fu molto attivo in Basilicata, a Cancellara, Castel Saraceno, Rivello e Lagonegro.

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