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mercoledì 22 ottobre 2014
Greenpeace Italia, Legambiente e WWF Italia e Sblocca Italia
Un faccia a faccia con la politica lucana per l’abrogazione dell’art.38 Il 27 si danno appuntamento a Pescara, Bari e Potenza Nel capoluogo lucano appuntamento alle ore 16 nella Sala Inguscio della Regione Basilicata. Il Governo Renzi, con le disposizioni contenute nell’art. 38 del decreto legge Sblocca Italia, favorisce la nuova colonizzazione del nostro territorio e dei nostri mari da parte dell’industria petrolifera, invece di difendere l’interesse pubblico ad uno sviluppo economico sostenibile ampliando le servitù petrolifere in Basilicata a 3/4 del suo territorio. Greenpeace Italia, Legambiente e WWF Italia reagiscono rilanciando e approfondendo le loro critiche al provvedimento e dando il via ad un Programma di iniziative nei punti caldi della Penisola, anche per la mobilitazione di massa di cittadini, categorie economico-sociali, rappresentanti degli enti locali e dei parlamentari. Programma che ha avuto il via il 12 ottobre a Licata (Agrigento) a bordo della “Rainbow Warrior” e che vedrà contemporaneamente un’iniziativa a Pescara, a Bari e a Potenza lunedì 27 ottobre. Nel capoluogo di regione l’appuntamento è alle 16 nella Sala Inguscio della Regione Basilicata. L’incontro ha lo scopo di aprire un confronto diretto con la politica regionale rispetto alla richiesta di abrogazione dell’art. 38 dello Sblocca Italia già manifestata a Montecitorio dalle associazioni ambientaliste lo scorso 15 ottobre, approfondendo la critica, focalizzando l’attenzione su alcuni aspetti del decreto e proponendo una strategia alternativa allo sviluppo del nostro territorio. All’interno del programma sarà dedicato uno specifico spazio agli interventi di rappresentanti delle istituzioni lucane, consiglieri regionali, parlamentari e sindaci Il calcolo costi-benefici dell’impatto economico, sociale e ambientale dell’approccio finora utilizzato è assolutamente perdente se si pensa che l’inquinamento sistematico e il rischio di incidente mettono a rischio le nostre aree di pregio naturalistico e paesaggistico, dove fiorenti attività economiche potrebbero nascere attorno al settore del turismo invece di estrarre petrolio di bassa qualità che potrebbe coprire, valutate le riserve certe a terra e a mare, il fabbisogno nazionale per appena 13 mesi. Il Premier Renzi continua invece ad insistere e a far immaginare un futuro radioso e petrolifero per questa terra. Ci avevano già pensato in tanti venti anni fa, da destra e da sinistra, ad affannarsi a spiegare al popolo lucano come l’opzione petrolifera fosse l’ultima opportunità di crescita e di sviluppo per la regione. La storia - come ampiamente prevedibile e previsto - è andata in un'altra direzione, con i dati macro e microeconomici e tutti gli indicatori demografici che in Basilicata ed in particolare in Val d'Agri ci restituiscono una fotografia di una regione che non ha tratto alcun beneficio economico e sociale dall’avventura petrolifera. Le associazioni ambientaliste sono contrarie e rimangono contrarie a nuove ipotesi di estrazioni di idrocarburi anche di fronte a promesse mirabolanti su aumenti delle royalties e nuovi miracoli economici per la Basilicata.

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