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sabato 4 gennaio 2014

IL ROBOT AL SAN CARLO, GALLUCCI: IL CHIRURGO NON DEVE FERMARSI MAI

“Sono stato ben felice – dice Michele Gallucci, il primario urologo del Regina Elena che ha collaborato con il San Carlo sul progetto Da Vinci - di supportare l’ansia di crescita dell’azienda ospedaliera regionale. E’ una forma di rispetto che dobbiamo ai cittadini: in questi tempi duri si guarda anche all’opportunità di risparmiare i costi e i disagi di un viaggio della speranza. E così si potranno operare non solo i lucani ma anche attrarre pazienti di regioni limitrofe. In tutto il Sud sono infatti una decina scarsa i robot attivi, quattro in Campania, un paio in Puglia e in Sicilia, a fronte di ben ventitré presenti in Lombardia. Così quando a dicembre abbiamo tenuto qui un congresso nazionale, molti colleghi del Nord si sono meravigliati che la piccola Basilicata si potesse munire di una tecnologia di avanguardia”.
“La disciplina è in continua evoluzione – prosegue il professor Gallucci – un giorno si potranno fare cose impensabili. Applicando un microscopio al robot, ad esempio, sarà possibile effettuare l’esame istologico in tempo reale. Io devo molto al mio maestro, Bracci, che è stato fondamentale per me ma oggi la sua chirurgia è più vicina a quella del ‘700 di quanto non lo sia a quella di oggi. E così mi immagino che tra 20 anni i miei allievi facciano altre cose. L’ho detto al dottor Guaglianone che mi accompagna in questo progetto Basilicata e alla dottoressa Vita: dovete andare avanti e cogliere tutte le innovazioni tecnologiche. Così come nessuno si illuda sul ruolo del “grande” chirurgo: a questi livelli senza il lavoro collettivo non si va da nessuna parte. E i chirurgi, poi, devono essere sempre pronti a mettersi in discussione”.“Il robot – conclude Gallucci – non è uno strumento di esclusiva vocazione urologica. Ha importanti applicazioni in chirurgia toracica, generale, otorino, così come in ambito ginecologico. Il collega Giulianotti è partito da Grosseto e oggi è capodipartimento di Chirurgia generale robotica a Chicago, Università dell’Illinois. Tra l’altro il fatto che il San Carlo ha un Da Vinci di ultima generazione consente di avere un paio di cose in più rispetto all’attrezzatura di cui dispongo a Roma. E così possiamo dire che la Basilicata non ricomincia da tre ma da dieci”. L’intervento del primario Angela Vita parte da un ringraziamento al direttore generale: “Eravamo una buona urologia, ma per continuare a crescere abbiamo fortemente voluto il robot e la formazione con il professor Gallucci. Con il Da Vinci per noi si chiude un cerchio e comunque è chiaro che questo robot non è dell’urologia, è del San Carlo ed è a disposizione di tutti i professionisti del sistema sanitario regionale che vorranno collocarsi alla frontiera dell’innovazione in ambito chirurgico”.

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