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martedì 17 settembre 2013

In Basilicata è tempo di chiudere con le società miste pubblico/private

Socializziamo, o meglio, partecipiamo i debiti e privatizziamo i profitti. È sempre la stessa storia in questa nazione e in questa regione. È facile fare affari in questo modo, talmente facile che assistiamo a privilegi e dividendi per i soliti noti, mentre la gente di Basilicata o emigra o vive ai minimi della decenza sociale o viene privata dei finanziamenti necessari al suo sviluppo collettivo o alla manutenzione di strade, ponti, ospedali e scuole. L’ultimo bilancio di Tecnoparco Valbasento SpA è abbastanza chiaro e lineare e ci consente di capir bene quali complicità politiche ci siano tra la Regione Basilicata, che sceglie di quale economia far morire i lucani, e le società a capitali misti,pubblico/privato, le cosiddette partecipate. Le quali, negli ultimi anni, hanno rappresentato il modello più utilizzato e sfruttato da chi, più che fare mercato, vuole fare speculazione o economia garantita per sé e non certamente per la collettività. Tecnoparco gestiscerifiuti petroliferi ed è, per questo, doppiamente l’emblema della sudditanza economica che il Pd e il Pdl locali hanno sottoscritto in barba agli interessi dei lucani. È presieduta da Nicola Savino, con amministratore delegato Faustino Somma, mentre i principali soci sono la Finpar della famiglia Somma, il Consorzio industriale di Matera (altra compartecipata pubblico/privata) e la Sorgenia, più la partecipazione in quote minori di altre società locali, come Craco energia, Pisticci energia e Società mediterranea energia ambiente. Tecnoparco ha fatto un utile netto nel 2012 di 3 milioni e 691,718 mila euro. Utile netto che è entrato tutto nelle tasche dei soci grazie a un finanziamento regionale di 1 milione e 300 mila euro, finalizzato all’ammodernamento delle infrastrutture (copertura vasche). Se c’è un utile netto di 3 milioni e 691,718 mila euro, perché il piano di ristrutturazione è pagato dalla Regione?
È una vecchia tecnica oramai consolidata nelle sue, diciamo così, varie forme di espressioni. Alla Metapontum Agrobios, società di proprietà regionale, ma a gestione privata, la Regione affidava commesse, anche di 6 milioni di euro, come quella per uno screening del territorio in Val d’Agri dai risultati rassicuranti (se pago da me e profumatamente gli screening, potrei anche pretendere i risultati che più mi piacciono). Commesse che non hanno salvato l’Agrobios dal fallimento e che hanno avuto anche il doppio compito politico di togliere finanziamenti e competenze all’Arpa di Basilicata, l’agenzia pubblica deputata al monitoraggio ambientale. Al Consorzio industrialedi Potenza, altro carrozzone costato già diversi milioni di euro, invece, i debiti sono stati ad esempio ripagati con l’acquisto della sede di Tito del Consorzio e con la proposta dell’assessore regionale Marcello Pittella con la quale raddoppia il fondo annuale, da 1 a 2 milioni di euro. Mentre ilConsorzio, ha invece ripagato i cittadini di Potenza con stipendi d’oro, consulenze costosissime, assunzioni senza concorso, danni ambientali e, appunto, debiti. Come M5S, alla guidadella Regione Basilicata, spazzeremo via le SpA pubbliche, prima di asfaltare la Basilicata di democrazia e trasparenza: le società devono essere o pubbliche o private, troppo comodo sapere che i debiti li accolliamo ai lucani e i profitti ai loro amici.

Vito Petrocelli
portavoce M5S al Senatodella Repubblica
segretario Commissioneindustria, commercio e turismo

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