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sabato 10 agosto 2013

LA LEGGENDA DEL DRAGO

A Stigliano l’11 e il 12 agosto la V edizione del cine-spettacolo. Un tuffo nel Medioevo. Start ore 21,30.

di Antonio Grasso
STIGLIANO – “Le donne, i cavalier, l’arme…Nessuno sapeva da dove fosse venuta quella maledizione”. Pare che “verso la fine del XV secolo, il demonio si era ‘sistemato’ nei pressi del lago montano di Stigliano, dove terrorizzava ed uccideva i poveri malcapitati che vi si avvicinavano, divorando greggi e bruciando messi. Inorridito da tali e tante efferatezze, il signore del posto vi si precipitò per affrontare in duello l’immonda bestia. Resosi conto delle propria impotenza al cospetto della belva, verrà aiutato dalla visione di una fanciulla. Che, tra sonno e veglia, gli suggerisce di affrontare il mostro nottetempo, dopo avergli fatto divorare un intero gregge di pecore e colpendolo al cuore, suo unico punto debole”. Rivive a Stigliano “La leggenda del drago”, cine-spettacolo di carattere itinerante “ispirato” ad un arcaico racconto locale. Grazie all’impegno di “Stigliano Eventi” che lo ripresenta per il quinto anno consecutivo. Forte del successo (sia in termini di presenze che di critica) delle precedenti edizioni, ma con ritmi più incalzanti e “gustose” novità interpretative. Dalle location al drago, dalle scene prologo all’epilogo, tutto è stato accuratamente ripensato per assicurare un tocco innovativo all’intera leggenda, già citata anche da Levi in un passo del suo “Cristo si è fermato ad Eboli”. Fermo restando – però - il tema trattato, che resta lo stesso dell’impianto originale. Visitare per credere. L’inizio dello spettacolo è per le ore 21,30 di domenica 11 agosto (con replica lunedì 12, alla stessa ora). L’ingresso è gratuito. Un motivo in più per non perdersi lo spettacolo. Sembrerà di trovarsi in pieno Medioevo. Chiunque potrà sentirsi parte integrante della vita dell’epoca. Col rione Chiazz’ “vestito” a festa - con vessilli, scudi e stendardi - fin dal primo pomeriggio. Complice il ritorno in auge degli antichi mestieri: dal falegname allo scrivano, dal fabbro al casaro, dal campanaro allo scalpellino. Mentre in tavola troveranno spazio le pietanze tipiche. Perché anche la gola, dulcis in fundo, vuole la “sua” parte. Sempre qui - senza mai svelare quanto verrà rappresentato successivamente nell’area di San Raffaele Pantano, ma anticipandone i contenuti - una voce fuori campo introdurrà lo spettatore nel contesto storico oggetto di riferimento. Un gran numero di comparse ed attori locali (circa 200), giovani e meno giovani, animerà la zona per tutta la durata della rappresentazione. Abili spadaccini, nel il ruolo di banditi e di soldati daranno vita, già nel borgo, ad epici duelli che culmineranno nel suggestivo anfiteatro naturale sottostante. Non solo. A completare la cornice medioevale l’immancabile intrattenimento (pre e post rappresentazione) degli sbandieratori, di giocolieri e mangiafuoco, maghi e cartomanti. A San Raffale Pantano lo scontro decisivo, fra il Principe ed il drago. Quest’ultimo, sconfitto dal primo (il principe ndr) all’ultimo assalto. Con un colpo al cuore, suo unico punto debole. Così come leggenda vuole.

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