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martedì 2 luglio 2013

Incontro con le autorità civili e militari in occasione della Festa della Bruna ­ 1 luglio 2013

Benvenuti nella casa di Dio per una sosta, per ristorare i nostri cuori e rimetterci in cammino. Questa nostra festa della Bruna non è altro che la festa della Visitazione, ci riporta all’esperienza di Maria che da Nazaret va ad Ain Karem per visitare la cugina Elisabetta. Il vangelo di Luca ci racconta come Maria “in fretta” si mise in viaggio, divenendo così la pellegrina. Nasce spontanea una domanda: “noi siamo pellegrini o girovaghi?” In questa metafora possiamo scorgere due modi diversi di vivere. Il girovago non ha una meta, il pellegrino invece sa dove va, ha una meta precisa da raggiungere. Il girovago si distrae lungo il cammino, si ferma ad osservare ciò che gli piace; il pellegrino ha gli occhi aperti su ciò che incontra, ma non si distrae dalla meta. Il girovago non ha una strada precisa da percorrere non avendo una meta da raggiungere; il pellegrino ha una 
strada che non vuole non deve abbandonare perché desidera raggiungere la meta. Passando dalla metafora alla realtà della nostra vita possiamo considerare come ciascuno di noi ha nel cuore grandi e piccole speranze: la speranza di un amore ricambiato secondo la vocazione propria di ognuno, di mantenere un lavoro sicuro e ben retribuito, di avere riconoscimenti professionali. E tutto questo basta? Dobbiamo girovagare da una speranza all’altra? C’è, inoltre, la delusione del compimento. Può succedere che raggiunto l’obiettivo del nostro desiderio ci ritroviamo a dire. “Tutto qui?”. Di fronte alla spoporzione fra desiderio – speranza e soddisfazione raggiunta è possibile un’altra posizione: quella del pellegrino! La persona è fatta per un bene infinito, per nutrire nel cuore “piccole speranze”, ma non sono tutto. La persona è fatta per una speranza infinita, per un Bene infinito. Il pellegrino si pone alla ricerca di questa risposta: alla ricerca di Dio. E’ una ricerca che impegna tutto l’uomo: la sua ragione, il suo cuore, la sua libertà. Sottolineo queste tre dimensioni: la ragione, il cuore, la libertà. L’uomo non si accontenta di beni limitati, oggetto delle piccole speranze, che pur sono significative e importanti. Non possono bastargli. L’uomo desidera ciò che è infinito! Il momento storico che stiamo vivendo è segnato da una crisi globale, profonda e persistente. Appaiono preoccupanti i fenomeni quali dell’indebolimento della famiglia e dei legami sociali, la decrescita demografica, 
le logiche che privilegiano il profitto al lavoro, l’insufficiente attenzione alle generazioni più giovani e alla loro formazione. E’ urgente che possa crescere, soprattutto tra i giovani, una nuova considerazione dell’impegno politico; che credenti e non credenti collaborino alla promozione di una società dove le ingiustizie possano essere superate e ogni persona sia accolta e possa contribuire al bene comune, secondo la propria dignità e mettendo a frutto le proprie capacità. Anche in ambito civile è vero ciò che a noi cristiani viene assicurato dalla fede: la speranza. Non bisogna perdere la speranza. Auguro a tutti, come ci ha detto Papa Francesco: Non lasciamoci rubare la speranza!

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