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martedì 2 luglio 2013

CRISI NATUZZI, LAMBOGLIA (LIBERO MOVIMENTO): «RISPETTARE ACCORDO DI PROGRAMMA MA RIPENSARE ANCHE MODELLO SVILUPPO BASATO SU FINANZIAMENTI»

«L’ipotesi di chiusura dello stabilimento di Matera annunciato da Natuzzi fa emergere in modo preponderante il fallimento di un modello di sviluppo in cui la concorrenza spietata contribuisce alla desertificazione dei territori». 
Questo il commento di Angelo Lamboglia, presidente dell’associazione politica Libero Movimento e consigliere della Provincia di Potenza, a proposito del piano anti-crisi presentato della famosa azienda del divano, che prevede 1.726 licenziamenti e la chiusura degli stabilimenti di Ginosa (Taranto) e Matera. «Siamo di fronte ad un inatteso colpo di spugna – sottolinea Lamboglia - che di fatto mette in ginocchio il territorio, perchè depotenzia ulteriormente l’offerta occupazionale di una regione che da sempre fa i conti con un tasso di emigrazione, giovanile e non solo, tale da implementare quel calo demografico che porta allo spopolamento».
«Eppure – spiega il presidente di Libero Movimento - con la firma dell’accordo di programma per il rilancio del mobile imbottito le attese sicuramente erano altre. Ci chiediamo come sia possibile, tenuto conto che l’intesa per il rilancio del distretto è stata firmata lo scorso febbraio, che a cinque mesi di distanza cambi totalmente lo scenario e vengano sovvertiti gli impegni istituzionali a cui di norma tutti dovrebbero attenersi». «È necessario coinvolgere i vari livelli istituzionali al fine di trovare quanto prima una soluzione che possa tenere dentro le esigenze di tutti, partendo ovviamente dall’attuazione dell’accordo e dallo scongiurare la dismissione di una realtà produttiva importante che, tra l’altro, ha utilizzato risorse della comunità». «A tal proposito – conclude Lamboglia - è opportuno iniziare ad interrogarsi su un sistema di finanziamenti che, così come è strutturato, permette a chiunque di usufruire delle risorse e magari poi abbandonare il campo all’esaurimento delle stesse. È necessario cioè ripensare un sistema di sviluppo regionale basato sul raggiungimento dei risultati e non solo sui finanziamenti».

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