“Non c’era alcun bisogno che il Ministro del Lavoro con una sua lettera scomodasse il commissario Ue per le Politiche Sociali Andor con la “raccomandazione” di mettere il lavoro al centro della spesa dei fondi comunitari. Non vorremmo che dopo un’agenda Monti, che tra l’altro dopo aver smesso l’abito del professore ed indossato quello del politico proprio in queste ore ha “rottamato” la discussa riforma del ministro del lavoro, spuntasse un’agenda Fornero”. E’ quanto sottolinea il consigliere regionale Nicola Benedetto (Centro Democratico) evidenziando che “superato positivamente al 31 dicembre scorso il target assegnato alla Regione Basilicata per la spesa dei fondi comunitari, attraverso il risultato raggiunto pari al 44,5% del Programma Fesr (334,6 milioni di euro) e al 53,6% del Programma Fse (172,9 milioni di euro) bisogna concentrare gli sforzi per l’ultima annualità del Programma 2007-2013 e, seguendo l’innovativo metodo avviato dal ministro Barca, titolare del dicastero per la Coesione territoriale, introdurre i cambiamenti richiesti per il sessennio 2013-2020 dalle prioritarie domande di lavoro e di rilancio della pmi. Le previsioni di aumento della disoccupazione nel Mezzogiorno e in Basilicata dove per Prometeia quest’anno toccherà il 15,6% non ammettono agende e impegni sulla carta. Per noi tra le tante ricette che circolano in questi giorni in politica ed in ambienti confindustriali, l’ingrediente-base – continua l’esponente del CD – riguarda come impostare la programmazione del nuovo ciclo di spesa comunitaria mettendo grande attenzione all’eliminazione di sprechi e puntando in maniera decisa su opere specifiche. Mettere fine a programmi generici che polverizzano le risorse Ue che non affrontano né il gap infrastrutturale né tanto meno le questioni del lavoro qualificato e della presenza delle pmi sui mercati nazionale e internazionali è perciò – dice Benedetto – la svolta culturale che ci attende attraverso un approccio pragmatico ispirato all'efficienza, svolta quanto mai necessaria in una fase in cui la spesa pubblica si è ridotta notevolmente, mentre l'Italia dovrà spendere circa 32 miliardi di euro nel prossimo triennio per centrare i target di spesa fissati. Adesso si tratta di puntare non solo su opere e cantieri, ma di mostrare attenzione prioritaria ai servizi forniti ai cittadini, con una programmazione per obiettivi che non mira più a segnalare solo quando e a che costo si farà un’opera pubblica, ma soprattutto quali benefici ci saranno sui territori e quindi direttamente sulle popolazioni locali. Una leva potentissima – conclude l’esponente del CD - non solo per cambiare la testa delle amministrazioni, ma anche per selezionare in modo nuovi i progetti di investimento e per ridare protagonismo a piccoli-medi imprenditori, commercianti, artigiani, agricoltori, soggetti del terzo settore”.
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