Riconquistare i giovani alla partecipazione diretta in politica, soprattutto quei giovani che i sondaggi ci descrivono come “delusi, disillusi, arrabbiati” è un impegno che deve riguardare tutti. Solo con il dialogo diretto e il linguaggio semplice e chiaro, abbandonando definitivamente il politichese, è possibile contribuire a superare l’atteggiamento degli under 35enni che, ci dicono sempre i sondaggisti, quasi tre su quattro, vedono nell'astensionismo un modo per protestare, per esprimere dissenso rispetto all'attuale sistema politico”. A sostenerlo è Nicola Benedetto, capolista al Senato per il Centro Democratico.
“Non ci sono ricette miracolistiche per rinnovare la passione dei giovani alla politica ma – aggiunge – dobbiamo provarci rimuovendo il quadro desolante rappresentato dal loro rapporto con la politica: il 74% la associa alla corruzione, il 67% a una sensazione di disgusto, mentre al 57% degli intervistati dai sondaggi provoca rabbia. L’unico spiraglio di ottimismo è che il 49% dei giovani crede che un interessamento “inteso come informazione e consapevolezza oltre che come supporto diretto a un partito” sia fondamentale. Per questo, la campagna elettorale – dice Benedetto – è un’occasione per riaccorciare le distanze con i giovani facendo leva sui valori, gli ideali etici, culturali, i bisogni e senza ricorrere alle promesse. Tra il variegato mondo giovanile della nostra regione credo che uno sforzo maggiore di dialogo meritino i cosiddetti “Neet”, cioè quei giovani così definiti in quanto non lavorano, non studiano e non cercano più un lavoro, una categoria tra i 18 e i 35 anni sempre più importante con la quale il confronto deve privilegiare la meritocrazia e le legittime aspirazioni di vita”.

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