La
conclusione della prima parte della vicenda del riordino delle
province, sul cui si sono espressi gli organismi previsti dall’iter
legislativo e cioè il CAL, il Consiglio Regionale e i Consigli
Comunali di Matera e Potenza, prevede che l’ultima parola spetti al
governo nazionale.
Proprio
in questa fase di attesa si registrano una serie di puntualizzazioni
di esponenti politici e vertici istituzionali attraverso i vari
comunicati stampa che spesso appaiono strumentali. Vengono citati,
infatti, incontri ed episodi, tendenti, piuttosto che ad affrontare
il merito delle scelte, a giustificare posizioni e comportamenti, che
rischiano, al dilà delle intenzioni di ciascuno, di surriscaldare il
dibattito politico-istituzionale che invece in questo momento
andrebbe raffreddato. Sono convinto che se ci riflettiamo un poco
vediamo che occorre affrontare un livello di discussione più utile e
produttivo per ricercare soluzioni efficaci. Tutti parliamo della
necessità di una più efficace governance regionale e perciò ben
distribuita e policentrica, collante che tenga unita la Basilicata ed
esalti il protagonismo dei territori e le loro vocazioni produttive
territoriali. Una governance che sia distribuita nelle funzioni e nei
poteri in maniera equilibrata non solo tra Matera e Potenza, ma, che
valorizzi anche altre aree della regione.
L’eventuale
concentrazione di uffici governativi, regionali e provinciali nella
città di Potenza, unita alla spoliazione in atto sul territorio
degli uffici giudiziali, postali, della Banca d’Italia e di altre
agenzie dello stato, è inaccettabile da un punto di vista
oggettivo, funzionale, economico e politico e qualora dovesse
accadere, la classe politica lucana tutta, farebbe bene, fuori da
pericolosi localismi e dannosi tatticismi, a porre rimedio immediato
ad un vulnus così evidente che se consumato, rischia di mettere in
crisi la stessa regione che sta a cuore a tutti.
A
proposito della polemica delle ultime ore, solo per chiarezza e
perchè ne sono personalmente coinvolto, mi preme comunicare che la
decisione sulla necessità di effettuare un incontro con il Ministro
Patroni Griffi, finalizzato esclusivamente a verificare la
percorribilità dell’ipotesi, rivelatasi poi positiva, di derogare
ad un non ben definito automatismo previsto all’art 10 bis della
Lgs 135 e che prevede la sede degli uffici periferici dello stato nel
capoluogo di provincia, fu presa ad un tavolo politico del PD
convocato lunedì 24 settembre dal segretario Speranza, alla presenza
dei sindaci Vito Santarsiero e Salvatore Adduce, dei parlamentari,
dei consiglieri regionali, dei segretari provinciali e di alcuni
componenti della segreteria regionale. Nel corso della medesima
riunione si decise anche la composizione della delegazione e la
decisione fu, essendo solo una fase iniziale ed istruttoria, di
acquisire la disponibilità (poi mancata) del capogruppo del Pdl,
come maggior partito di opposizione, che doveva aggiungersi a chi
aveva dichiarato la volontà di essere presente ovvero il
sottoscritto, Vincenzo Santochirico, l’On. Margiotta, il Sen.
Chiurazzi ed il Presidente Vito De Filippo.
Solo la
comunicazione dell’incontro del 27 settembre avvenne, con un
preavviso assai ridotto, ma comunque in tempo utile per partecipare
non per intenzione di nessuno. Si sa, infatti, che i calendari e le
disponibilità dei Ministri non sono facili da predeterminare e
neppure troppo immediate.
Tale
tavolo politico, inoltre, riunitosi successivamente più volte
sull’argomento, ha discusso e condiviso tutte le azioni che sono
state puntualmente effettuate, compresa quella di convocare il
consiglio regionale, che ha approvato il documento che facesse da
linea guida alle autonome deliberazioni dei consigli comunali delle
due città capoluogo. Di questi argomenti comunque se ne è discusso
per due volte in riunioni di maggioranza e, successivamente, in una
riunione presenti tutti i capi gruppo presenti nel consiglio
regionale.
Detto
ciò per doverosa chiarezza, piuttosto che cercare improbabili errori
di comportamenti o inesistenti capri espiatori, vista la ristrettezza
dei tempi con i quali il Governo Monti ci costringe a scegliere, è
bene che ciascuno di noi, da destra a sinistra, faccia un
approfondito esame di coscienza per comprendere fino in fondo le
ragioni dei propri comportamenti e soprattutto per fare riflessioni
più pacate ed oneste sui propri convincimenti.
Ritengo
che le sfide che ci attendono non possono vedere territori e
cittadini di Basilicata gareggiare con il governo Monti in termini di
zelo neocentralistico, che ha il sapore anacronistico della
controriforma proprio quando si celebra il cinquantesino anniversario
del Concilio Vaticano II°, e chiamo tutti a coorte per ostacolare le
manovre di chi ci vuole definitivamente eliminare approfittando
purtroppo di inadeguati comportamenti di taluni membri di istituzioni
regionali e non, che fanno scandalo ed allontanano i cittadini dalla
politica.
Dietro
alla strumentalizzazione di questi esecrabili comportamenti si
nasconde l'intenzione reale di riportare l'Italia indietro di
quarant’anni azzerando totalmente il sano e virtuoso principio
delle autonomie regionali.
L’annunciata
iniziativa del governo, per ora non ancora attuata, di riformare il
Titolo V della Costituzione, mira oltre che a restituire una serie di
competenze allo Stato centrale anche a rivedere l’organizzazione
delle Regioni, temi straordinariamente importanti che meritano tempi
adeguati e confronti ampi sui territori e tra le comunità, argomenti
che devono vedere protagonista una comunità di Basilicata unita,
consapevole della sua storia e forte delle sue risorse naturali,
ambientali e culturali, per contrastare eventuali e reconditi
progetti di conquista da parte di moderni conquistadores.
Luca
BRAIA
Presidente
Gruppo PD Consiglio Regionale

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