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lunedì 10 settembre 2012

Comitato Difesa Ospedale: E' la strategia delle "armi di distruzione di massa". A volte la menzogna coincide anche col tacere.

Filippo Mele, sulla Gazzetta del Mezzogiorno di domenica 9 settembre 2012 pagina XII, firma un "servizio" sulla dialisi a Tinchi sulla evidente scia della speculazione e della distorsione delle notizie, in continuità col precedente che raccontava del decesso di una signora dializzata. Un articolo accompagnato da una vecchia foto dell'Ospedale di Tinchi che ritrae la desolazione dell'ingresso accentuata dalla presenza di un unico essere vivente, un cane randagio. Distorsione e manipolazione delle "notizie" è il mestiere nel quale Filippo è molto esperto perchè crea il caso dal nulla, fa squadra con un dializzato storico che da 20 anni è palesemente contro Tinchi e, infine, parla di "presidio nell'occhio del ciclone", di "presidio al centro di polemiche tra chi vuole mantenerlo qui e chi vuole trasferirlo a Policoro". "Mancherebbero i requisiti strutturali e, soprattutto, quelli della sicurezza" e Filippo Mele lo riporta nell'articolo come se fosse un dato di fatto, nonostante il condizionale. Parla di mancanza di requisiti strutturali e di sicurezza come fatto acquisito, MENTRE IN REALTA' è tutto costruito nella strategia politica di chi attacca Tinchi per scippare da quella struttura un ennesimo pezzo importante. Inventare il problema, creare il caso e scatenare la guerra. E' la strategia delle "armi di distruzione di massa" che non ci sono, degli attentati dell'11 settembre per attaccare l'Iraq. E' tecnica da te ben conosciuta. Mele si muove abilmente nella menzogna che plasma come se fosse argilla, lavora il pezzo e lo modella, il tutto per arrivare al suo obbiettivo. "Insieme ai medici, verifica sui requisiti strutturali e sulla sicurezza" dice il sottotitolo dell'articolo. Ci scusi Filippo Mele, la verifica sui requisiti strutturali e sulla sicurezza l'avrebbe fatta lui???? Vale a dire che è un esperto tecnico per tali valutazioni????
Mele fa credere a chi legge che a Tinchi è stata fatta una verifica, insieme ai medici, delle condizioni di sicurezza e dei requisiti strutturali. Con tutto il rispetto, ma chi crede di essere? Insieme ai medici certo, e ci mancherebbe altro. Si è presentato in reparto dicendo di essere autorizzato da Pierino Quinto (ecco, forse si comincia ad intuire meglio "la squadra"), ma del giro racconta quello che gli serve allo scopo, se no inventa. Si, proprio così, inventa. E chi inventa è un bugiardo. Poi, indossato un camice bianco, racconta di aver "percorso il corridoio osservando le stanze dove i pazienti stavano dializzando, IN QUALCHE CASO CON ASSISTENZA" (il maiuscolo è nostro). In qualche caso????? Ecco la finezza della tecnica manipolativa che perfeziona il pezzo di argilla facendolo diventare un dio greco, un guerriero bello e forte sapendo che è falso, che non esiste nella realtà. Eppure Filippo Mele ha verificato con i propri occhi che nella stanza a sei ci sono due infermiere fisse e una a disposizione, sempre, in ogni turno. Che nella camera da tre posti, come in quella da due, c'è sempre una infermiera e un altra a disposizione. Ha visto che ci sono due OS non solo per la pulizia del reparto, ma addestrati per ogni esigenza o evenienza. Ma Mele racconta cose diverse.
Dice di essere al disopra delle polemiche e di raccontare solo i fatti, ma in realtà di fatti ne ha ben pochi, il resto li crea e li modella. Ed in questo è proprio bravo. Muore una donna a Tinchi dopo la dialisi per cause naturali ed ecco il fulcro per la leva. Mette in relazione il decesso e da lo spunto al sindaco di Policoro per attaccare "Tinchi" sulla sicurezza e chiedere "il trasferimento del reparto a Policoro". E serve a poco la reazione sdegnata dei parenti della signora deceduta che il giorno successivo sentono l'esigenza di recarsi presso il reparto dialisi di Tinchi per ringraziare tutto il personale medico e paramedico e per manifestare a questi ultimi il loro sdegno per la volgare speculazione sulla vicenda. Filippo Mele questa non la ritiene una notizia e tace. A volte la menzogna coincide anche col tacere.
E la Gazzetta del Mezzogiorno non fa una bella figura, con nostro grande dispiacere.

Il Comitato Difesa Ospedale

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