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giovedì 19 aprile 2012

Storia di ordinaria potentinità – Il primo tentativo di Speaker’s Corner a Potenza.

Riceviamo e pubblichiamo:

18 aprile, cielo parzialmente coperto, vento freddo come se fosse dicembre, temperatura esterna: 3°.
Centro storico di Potenza, ore 20,30, movimenti strani in giro, un furgone con atterezzature e altoparlanti, qualche curioso, della musica in strada.
La gente si chiede: "Cosa succede in città", nemmeno fosse una canzone di Vasco. Una piazza insolita, piccola, raccolta. Piazza Maffei. Molti non sanno nemmeno qual è. C’è uno scarso senso della toponomastica, a Potenza.
Sarà per le insegne che spesso mancano, sarà perché in quella piazzetta una volta c’era un bar che si chiamava Europa e allora molti credono che quella piazzetta porti ancora il suo nome. Però quando in una strada o in una piazza normali c’è un po’ di musica, la gente è incuriosita, non importa come si chiama quella piazza e, almeno all’inizio, non importa nemmeno di che musica si tratti.
Già, tutto questo accadrebbe in una piazza normale. Invece a Potenza, no. 3 gradi il 18 aprile, roba da dicembre inoltrato e, più di ogni altra cosa, un’apatia contagiosa manco se su questa città ci fosse chi spruzza ogni mattina su tutti i quartier, uno spray narcotizzante. Le persone che passano, guardano il furgone che monta gli attrezzi e l’apparecchiatura tecnica come se fosse un ufo.
Nemmeno nei paesi centrafricani una cosa così farebbe tanto effetto. Si tratta di un paio di casse sopraelevate, un paio di fari e qualche microfono. Nulla di spaziale, cose tecniche, i più bravi lo chiamano in gergo tecnico: “service”, quelli che fanno più fatica nell’uso della terminologia anglosassone invece lo ricordano come: “server”, ma è un’altra cosa. Inizia la musica, poi qualcuno si ricorda che manca ancora un permesso per avere l’autorizzazione definitiva. La relazione tecnica di un ingegnere che attesta al comandante dei vigili urbani che l’impianto elettrico è a norma. Maledetta burocrazia. Allora interviene "nientedimenoche" l’assessore comunale Ginefra che ci mette una pezza, come fosse un libero che salva un gol fatto, e bisogna ringraziarlo perchè senza il suo salvataggio in extremis, la ProFesta sarebbe stata solo un pannello appeso alla piazza. Invece parte il simpatico clown Gerardo Ferrara, che invece si vuole chiamare clown Dino, poi a seguire l’altro Dino, De Angelis, introduce la serata e ne spiega le finalità: un evento di partecipazione popolare stile inglese. Ma qui, di popolare c’è un cantante potentino che canta simpaticamente dei blues in dialetto potentino accompagnati da una splendida chitarra rock e, subito dopo, la musica diventa assai meno popolare, con l’arpa celtica di Mariano Gruosso a disegnare pentagrammi magici nell’aria fredda.sono la musica e il freddo a farla da padrone: alla fine i pochi temerari rimasti sono ipnotizzati dalla spanish guitar di Danilo Legari. Sulle note di Ottmar Liebert del film Il Ciclone di Pieraccioni, la prima ProFesta ha chiuso i battenti tra l’entusiasmo dei pochi temerari presenti. L’Hyde Park non si ancora è trasferito a Potenza, ma nemmeno Potenza è Londra. Forse lo diventerà. Ma ci vuole coraggio.

Comitato Più Potenza

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