Già ben prima della crisi era una necessità l'esigenza di costituire gruppi omogenei di aziende, raggruppate per difendere, tutelare e promuovere i propri interessi al fine di garantirsi una sopravvivenza e anche - perchè no? - un rilancio in questo precario scenario economico. Si parla ormai di anni di superare le asfittiche logiche personalistiche che, allo stato odierno, consentono solo una sopravvivenza a breve, brevissimo periodo. Tutto il mondo economico si muove ormai sulla base della logica sistemica, senza la quale è difficile compiere decisi passi in avanti, in un ambiente ormai reso iper competitivo ad ogni livello, e dove i margini di sopravvivenza sono sempre più esigui per tutti gli attori, sia pubblici che, soprattutto, privati. Su scala globale il mondo del commercio è ormai incalzato, messo all'angolo, pressato e compresso dall'avanzata delle grandi economie popolari orientali e deve necessariemente ripensare a se stesso e definire in tempi brevi strategie operative allineate ad una unica logica, probabilmente suggerita e progettata da una sola supervisione (definita anche: cabina di regìa).
Ma in Italia si fa sempre molta fatica ad allinearsi tutti insieme ad una campana unica. Il made in Italy inteso non solo come prodotto finale, ma anche come tecnica di autopromozione, è da sempre stato il fiore all'occhiello della nostra produzione; l'istinto, la creatività, l'autonomia decisionale ed operativa dell'imprenditore nostrano mal si conciliano con il sottostare a logiche complessive di subordinazione nelle scelte aziendali. Eppure, senza correre il rischio di mortificare la competitività del sistema economico, non si intravede altra strada per mantenere i profitti aziendali in linea di galleggiamento, facendo ricorso a politiche di marketing di settore che siano non solo efficaci, ma che rispondano anche ad un altro criterio tipico del popolo italico: la fantasia e l'originalità della proposta commerciale. La dimensione locale del fenomeno - adesso parliamo di Basilicata - rappresenta la solita peculiarità.
Tranne casi rarissimi, che attengono ai casi di eccellenza della classe imprenditoriale locale, il concetto della messa a sistema di comparti economici, è cosa rara, diremmo unica.
Il popolo imprenditoriale lucano, ancor più che quello nazionale, è improntato massimamente a logiche di autopromozione che non prevedono quasi mai meccanismi di offerta integrata. Di questo ne soffre in maniera particolare il comparto dei servizi (tra tutti quello del turismo), nel quale gli attori interessati fanno fatica a riconoscersi sotto un unico "marchio d' area" che ne gestisca i processi di omologazione dell'offerta nei confronti dell'utente finale. Ma la stessa cosa dicasi per ciascuna categoria afferente al comparto del commercio. Tanto che negli ultimi giorni si è arrivati alla singolare proposta di istituire processi tendenti ad aggregare solo alcune attività commerciali, già autodefinitesi come : "le migliori attività commerciali del centro storico di Potenza", come se vi fossero i migliori negozi che meritano una promozione a sè stante, e poi gli altri negozi che non meritano di sedere allo stesso tavolo, in quanto, forse, figli di un Dio minore. Attraverso il superamento delle logiche individuali, tale strategia (per l'appunto definita da un'agenzia non a caso definita "Stratego"), si mette in moto un meccanismo, se possibile, ancora peggiore della logica individuale: si mettono in luce alcuni negozi autoreferenziatisi, completamente a discapito di altri.
E già, perchè si comprende immediatamente come l'aggettivo "migliore" implica automaticamente che vi sia qualcosa di "peggiore" e credo che questo sia esattamente il presupposto per una anti-politica di marketing. Della serie: comprendiamo che per sopravvivere alla crisi economica e alla concorrenza dei centri commerciali artificiali nati nei dintorni della città, dobbiamo necessariamente far fronte comune, ma questo fronte lo facciamo solo con chi diciamo noi, decidendo deliberatamente di escludere tutti gli altri, che ci farebbero fare una cattiva figura. Il povero Kotler, se potesse vedere la brochure (*) che in questi giorni sta girando per la città, credo gli verrebbe un colpo. Quanti libri, quanti studi buttati al vento, penserebbe. Una nuova tecnica di marketing: l'anti-marketing. E così Potenza città, eccezione nell'eccezione regionale, mette in moto un meccanismo originale nella tecnica della concertazione del marketing: alcuni si, altri no. Una nuova filosofia di integrazioni di rete: L'Italia e l'Europa dovrebbero prendere spunto da questo new deal, anch'esso tutto concepito in salsa lucana.
Comitato "Più Potenza"
Dino De Angelis

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