La
presentazione del Rapporto Ceis sul sistema sanitario in Basilicata
coincide con l’allarme dei cardiologi: la crisi economica pesa sul
cuore. L’allarme
della Società
Italiana di Cardiologia (Sic),
è accompagnato da dati messi in relazione agli stress provocati
dalle crisi economiche e finanziarie sulle persone, sia da un punto
di vista macroscopico (il maggiore timore per il futuro), sia da un
punto di vista microscopico e più personale (la maggiore possibilità
di rimanere disoccupati e l’incertezza economica). Ebbene si, anche
la crisi contribuisce ad aumentare il numero di persone con problemi
cardiaci. E in proposito non va sottovalutato, come riferisce il
Rapporto Ceis, che la principale causa di morte in Basilicata
riguarda le malattie del sistema circolatorio con un tasso da noi,
nel 2008, pari a 39,7 per 10mila abitanti superiore sia a livello
medio del Sud (35,9 per 10mila abitanti) che a livello medio
dell’Italia (37,5 per 10 mila abitanti) a cui aggiungere le
malattie ischemiche del cuore pari a 11,3 per 10mila abitanti e i
disturbi circolatori dell’encefalo pari a 11,2 per 10 mila
abitanti. Credo che se vogliamo applicare l’ottima ricetta firmata
dai dottori De Filippo e Martorano - “Ammalarsi meno, curarsi
meglio” - oltre a fare prevenzione sugli stili di vita e
allontanando quanto più possibile le situazioni di ansia, dobbiamo,
prima di tutto, abbandonare i toni entusiastici della sanità lucana
virtuosa, magari solo perché non fa debiti come accade nelle altre
regioni, e pensare di più alle criticità presenti nel nostro
sistema sanitario e ai problemi tuttora aperti. Non può essere certo
uno studio commissionato a rispettabili e prestigiosi esperti
universitari e pubblicato da una società editrice inglese, leader
mondiale tra finanziarie e società di formazione che dovrebbe
(secondo la missione dichiarata) aiutare i professionisti e gli
studenti nel successo nell'economia della conoscenza, a farci
cambiare idea.
Come
la
paura di perdere il lavoro, l’ansia di non arrivare alla fine del
mese sono tra le principali preoccupazioni dei lucani in questo
momento più che nel passato, quelli che i cardiologi chiamano
“batticuori” legati a stati ansiosi,
così atteggiamenti che sottovalutano le motivazioni che spingono i
lucani a rivolgersi a strutture sanitarie fuori regione non aiutano a
governare un sistema sempre più complesso e che risente comunque di
una scarsa concertazione tra i soggetti sociali e professionali,
attori principali ma in posizione di comparse. Quanto ai
“batticuori” politici, almeno questi, possono essere prevenuti
allentando l’ansia e lo stress del superlavoro perché invece di
lavorare in squadra si preferisce fare tutto da solo.

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