“Quanto
accaduto all’azienda Calia conferma quanto sia urgente un’azione
istituzionale più incisiva per tutelare le creazioni Made in Italy.
La già complessa competizione sul mercato internazionale diventa
praticamente insostenibile quando si arriva a copiare non solo i
modelli, ma addirittura l’immagine aziendale, i valori, le persone
che hanno fatto la storia di un’azienda come Calia”.
È
quanto ha dichiarato Pasquale
Lorusso, Presidente Vicario di Confindustria Basilicata,
dopo il sequestro di container di divani venduti con il marchio Calia
Italia da un’azienda cinese.“Per
anni, in questa terra i nostri imprenditori hanno prodotto
eccellenza, nella qualità dei divani, nell’innovazione del design,
nella capacità commerciale. La crisi che ha fiaccato l’economia
del salotto, nonostante i ripetuti appelli, non ha trovato alcuna
sponda di supporto nelle strategie di attenzione del Governo. Si è
perso tempo, senza riuscire a costruire un percorso di sostegno al
comparto, né strutturando validi strumenti di tutela del made in
Italy”.“Siamo
sempre eccellenza – ha aggiunto Lorusso - nella qualità del
prodotto come nello stile. Non abbiamo paura di competere contro i
bassi costi di manodopera. Nulla possiamo, però, contro chi può
vendere un prodotto al solo costo delle materie prime poiché opera
in situazioni di dumping sociale, ambientale e valutario, per giunta
violando la legge sulla tutela dell’immagine aziendale”.“E’
venuto il momento – ha concluso il Presidente Vicario di
Confindustria Basilicata - di dire da che parte si sta e quali
strumenti di difesa si vogliono attuare. Il Made-in-Italy è ciò che
è fatto, fabbricato in Italia secondo le regole dettate dal codice
doganale comunitario. Made-in-Italy non è lo “styled in Italy –
designed in Italy”. Bisogna capire se vogliamo difendere gli
importatori o gli imprenditori e l’occupazione in Italia. Dopo aver
nel passato sottovalutato il problema, oggi la difesa della nostra
manifattura è talmente impellente, da non consentire tentennamenti.
Auspichiamo un’azione di responsabilità anche da parte dei
parlamentari lucani, perché finora – è bene ribadirlo – nulla è
stato fatto sul fronte istituzionale nazionale”.
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