“Più che aggiungere al danno la
beffa, se le richieste dell’ex a.d. della CIT, la compagnia
italiana del turismo protagonista di un clamoroso crac tra i 500 e i
600 milioni di euro nel 2005, Arcangelo Taddeo, nei confronti del
Comune di Scanzano Jonico fossero accolte saremmo di fronte alla
premiazione dei furbi e al trionfo della illegalità”. A sostenerlo
è il presidente del gruppo IdV in Regione Nicola Benedetto
ricordando che “dalle indagini della magistratura milanese sono
emersi particolari anche sull’impiego di 19 milioni di euro che la
CIT ha ricevuto dallo Stato per la realizzazione proprio del
villaggio turistico di Scanzano Jonico per la cui “parcella”
professionale Taddeo ha il coraggio di rivendicare ben 4 milioni di
euro”.
Benedetto evidenzia che “il sen. Elio
Lannutti di IdV è ancora in attesa di una risposta ad una sua
interrogazione del 2 febbraio scorso al Ministro per lo Sviluppo
Economico Passera per sapere se risulti al Governo quali siano stati
i controlli dei Ministeri vigilanti per impedire una gestione
sciagurata ed un saccheggio sistematico di pubbliche risorse da parte
degli amministratori della Cit; come sia stato possibile che la
compagnia italiana del turismo, sia stata utilizzata come un bancomat
da 11 persone, compreso l’ex amministratore Taddeo, per fare la
bella vita a spese dello Stato e dei contribuenti”.
“I milioni di euro erogati dallo
Stato per il rilancio turistico della Basilicata e della Campania –
sottolinea il capogruppo di IdV - sono stati dissipati in gioielli,
auto di lusso, affitto di appartamenti con vista sulla Basilica di
San Pietro. Ciliegina sulla torta: mentre i sospirati progetti
languivano e centinaia di persone restavano senza stipendio, venivano
spesi 19 mila euro per pagare un consulente incaricato di scegliere i
regali di Natale. O venivano scialacquati 11 mila euro per una
stilografica. Il decreto con cui il gip di Milano Donatella Banci ha
disposto il rinvio a giudizio per 11 manager della Cit, la storica
compagnia italiana del turismo fondata nel ’27 da Benito Mussolini,
è impietoso: spiega come in pochi anni una società che godeva di
illimitati appoggi politici e bancari sia affondata in un gorgo
debitorio perché i suoi amministratori l’hanno usata semplicemente
come bancomat per garantirsi un tenore di vita da nababbi. “E tutto
questo quando la società era già in stato di insolvenza”
sottolinea il magistrato.
In attesa che il Ministro Passera
fornisca le delucidazioni richieste dal sen. Lannutti, ritengo che
sia dovuta da parte dell’Assessore alle Attività Produttive e
Turismo Pittella mostrare grande attenzione sugli sviluppi
dell’inchiesta perché la Regione è fortemente interessata a come
sono state impiegate ingenti risorse finanziarie statali in
investimenti turistici che avrebbero dovuto promuovere il territorio
e che sono diventati strumenti oltre che per dilapidare aiuti
pubblici anche per favorire grandi gruppi turistici internazionali
senza alcun ritorno per l’imprenditoria locale, per l’economia e
l’occupazione del Metapontino. Non è un caso dunque – dice
Benedetto – che ancora oggi il sistema dei villaggi del Metapontino
produca ricchezza solo alle società che li hanno ricevuti in
gestione senza alcun rischio economico societario, confermando che il
modello del villaggio sullo Ionio lucano, come del resto accade
dappertutto, non è certamente il più efficace per garantire
crescita dell’impresa e occupazione locale. Si tratta infine di non
lasciare soli gli amministratori comunali di Scanzano Jonico che
hanno ereditato il “contenzioso Taddeo” che potrebbe avere
conseguenze disastrose sino a provocare il dissesto finanziario del
Comune”.
