Il domani che segue l’oggi
Sul
piano di forestazione produttiva occorre prima di tutto far passare
una considerazione, quella che nella nostra regione gli operai
forestali sono circa 4.000, numero questo che se messo in percentuale
alla popolazione e raffrontato all’equivalente cifra della vicina
Calabria che pur fa gridare allo scandalo in ambito nazionale (7.000
operai per due milione di abitanti), da noi pare passare nel più
assoluto ed ipocrita silenzio. Primo dato quindi 4000 persone (e
relative famiglie) in uno stato di bisogno che in questi decenni è
stato ed è tuttora tramutato in un vasto bacino di consenso
elettorale.
Un
bisogno economico oggettivo e che riguarda alcune fasce di
popolazione di aree interne altrimenti senza sbocchi reddituali
alternativi a quello che nei fatti è un sussidio utile al
raggiungimento delle 151 giornate lavorative, che aprono la strada
all’assegno sociale di disoccupazione e che, al netto di valide
motivazioni di ordine sociale, possiamo considerare come assistenza
finanziata dal conto investimenti.
Etica
della politica ed economia messe dunque alla corda da quelle
trasversali gestioni consociative, “vecchie” e senza sbocchi, di
cospicue partite finanziarie che ben altro utilizzo avrebbero potuto
avere, stante un clamoroso e ben conclamabile fallimento delle azioni
concrete di cura forestale finora messe in cantiere nella nostra
regione, ma sul futuro immediato del piano di forestazione produttiva
pende un macigno, quello della vecchia messa a riposo ventennale dei
terreni che pure andava intesa come la messa a riposo di terreni
esausti dall’utilizzo agricolo e che spesso agricoli non lo erano
mai stati, ed una incognita, quella delle bio-masse a cui crediamo
che buona parte del rimanente investimento sarà devoluta, in un
meccanismo perverso in cui crediamo coinvolti proprio i terreni della
messa a riposo.
Sul
nostro blog avevamo già da tempo messo sull’avviso la magistratura
rispetto a ciò che riteniamo, sulla scorta di considerazioni che
coinvolgono uffici che gestiscono parti del PSR, ARBEA, Alsia, SEL,
nonchè alcune attitudini “energetiche” del governo regionale,
poter divenire il grimaldello attraverso cui accedere all’apertura
della più pericolosa partita di quelle centrali a bio-masse (il cui
potenziale fissato in 50 mw resto vacante nell’apertura delle buste
delle offerte ex PIEAR o piano energetico regionale), centrali che a
legislazione corrente nulla vieti possano bruciare anche combustibile
derivante da rifiuti conosciuto come CDR e simili (decreto Lunardi
2003 che li assimila alla legna ecologica e determine regionali che
lo recepiscono).
Ed
a questi già inquietanti risvolti potremmo aggiungere i cosiddetti
certificati verdi di credito emissivo, basati sul potenziale di
accumulo di carbonio nelle piantumazioni forestali (protocolli PEFC),
in grado di essere allocati sul mercato delle compensazioni da
emissioni o essere direttamente utilizzati in loco proprio dalle
centrali a bio-massa rispetto all’incenerimento di rifiuti. Un vero
e proprio affare per chi ne gestirà le fasi, dunque il nostro piano
di forestazione produttiva.
E
l’esempio di ciò che potremmo trovarci a breve di fronte è già
nel piccolo impianto pilota autorizzato nel parco regionale di
Gallipoli Cognato, un impianto che proprio nella sua produzione di
energia dalla combustione di bio-masse forestali ci fornisce le
chiavi di lettura della conversione della intera regione, peraltro
già impegnata dal petrolio, dal fotovoltaico selvaggio e dall’eolico
al sistema energetico.
Altro
che piano di forestazione dunque, se intendiamo dare al termine il
senso della messa a dimora di patrimonio arboreo atto a ricostituire
il manto forestale di cui la storia degli uomini ci ha privati, e la
cui utilità sarebbe fondamentale non solo in termini produttivi
stretti (industrie boschive locali ed indotti del settore
tradizionale del legno ed innovativi della bio-edilizia) e turistici
(l’ovvietà dell’attrattività forestale nel settore è
evidente), ma soprattutto in ordine alla palese necessità di porre
un freno ai dissesto di natura idrogeologica che coinvolgono
pressoché tutta la regione ed i cui costi si sono fatti
insostenibili.
Ci chiediamo ancora una volta, esattamente come
sul petrolio, se in Consiglio Regionale si valutino gli aspetti
generali dei provvedimenti che coinvolgono la programmazione
territoriale o soltanto gli aspetti di natura economica che,
importanti come sono, necessitano di essere inquadrati in visioni del
futuro, ben oltre quindi il domani che segue l’oggi, e che crediamo
latitino, quando non siano del tutto assenti.