“L’anniversario dell’alluvione
che, esattamente il primo marzo dello scorso anno, ha messo in
ginocchio il Metapontino e il Ginosino rappresenta una delle più
brutte pagine storiche dello Stato che, in correità con le Giunte
Regionali della Basilicata e della Puglia, ancora oggi alza bandiera
bianca rispetto ad una calamità naturale che ha provocato danni
materiali ingenti e prodotto storie altrettanto dolorose di drammi
umani”. E’ quanto sostiene il coordinatore regionale del Fli sen.
Egidio Digilio per il quale “il simbolo più efficace che il tempo
si è fermato è costituito dal ponte Calciano 2 sulla Ss 407
Basentana, transitabile su una sola corsia.
Hanno dunque ragione da vendere gli
agricoltori che protestano davanti e dentro uffici della Regione
perché – continua Digilio – dopo la sentenza della Corte
Costituzionale che ha annullato la legge che ha introdotto la tassa
sulle disgrazie la Regione non può continuare ad attendere
interventi del nuovo Governo, specie per la difesa del suolo e per
prevenire nuove alluvioni. Ci sono 14 milioni di euro da spendere per
dare sicurezza alle popolazioni del Metapontino e per evitare nuove
calamità che minacciano il nostro territorio come è puntualmente
accaduto nei giorni scorsi con lo scioglimento della neve e le
esondazioni di fiumi”.
Nel ricordare la vicenda dell'azienda
agricola di produzioni biologiche ''Serramarina'', una delle aziende
che ha subito maggiori danni dall’alluvione del primo marzo 2011 e
non ha ancora superato l’emergenza con gravi ripercussioni sul
piano dell’occupazione e dell’economia locale e regionale, il
parlamentare di Fli sostiene le richieste del Comitato Terre Joniche
e delle organizzazioni professionali agricole perché le Regioni
Basilicata e Puglia predispongano gli atti che certifichino i bisogni
economici certi, i criteri di riparto delle somme necessarie, gli
aventi diritto per i risarcimenti e il piano generale per la messa in
sicurezza del territorio e l’attuazione di un’iniziativa per
salvare le aziende e le famiglie più colpite dalle alluvioni dello
scorso anno”.
Secondo Digilio il caso dell’azienda
“Serramarina” è emblematico: dal 1999 il titolare scrive a tutte
le autorità territoriali, Consorzio di Bonifica, Regione,
assessorati competenti, Prefetto, per chiedere il loro intervento; i
canali di deflusso devono essere ripuliti, il letto del fiume, ormai
popolato da fitta vegetazione, necessita di manutenzione. Nessuno si
è mai mosso o ha fatto qualcosa di veramente incisivo. Persino la
proposta di lasciare agli imprenditori del Metapontino l’incarico
di farlo, tra l’altro, con costi decisamente a carico della
collettività decisamente minori, è stata fatta cadere preferendo il
collaudato ed inefficace sistema del Consorzio di Bonifica
dimostratosi ampiamente inaffidabile”.