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giovedì 1 marzo 2012

DIGILIO, ANNIVERSARIO ALLUVIONE METAPONTINO SIMBOLO BANDIERA BIANCA PER LO STATO


“L’anniversario dell’alluvione che, esattamente il primo marzo dello scorso anno, ha messo in ginocchio il Metapontino e il Ginosino rappresenta una delle più brutte pagine storiche dello Stato che, in correità con le Giunte Regionali della Basilicata e della Puglia, ancora oggi alza bandiera bianca rispetto ad una calamità naturale che ha provocato danni materiali ingenti e prodotto storie altrettanto dolorose di drammi umani”. E’ quanto sostiene il coordinatore regionale del Fli sen. Egidio Digilio per il quale “il simbolo più efficace che il tempo si è fermato è costituito dal ponte Calciano 2 sulla Ss 407 Basentana, transitabile su una sola corsia.
Hanno dunque ragione da vendere gli agricoltori che protestano davanti e dentro uffici della Regione perché – continua Digilio – dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha annullato la legge che ha introdotto la tassa sulle disgrazie la Regione non può continuare ad attendere interventi del nuovo Governo, specie per la difesa del suolo e per prevenire nuove alluvioni. Ci sono 14 milioni di euro da spendere per dare sicurezza alle popolazioni del Metapontino e per evitare nuove calamità che minacciano il nostro territorio come è puntualmente accaduto nei giorni scorsi con lo scioglimento della neve e le esondazioni di fiumi”.
Nel ricordare la vicenda dell'azienda agricola di produzioni biologiche ''Serramarina'', una delle aziende che ha subito maggiori danni dall’alluvione del primo marzo 2011 e non ha ancora superato l’emergenza con gravi ripercussioni sul piano dell’occupazione e dell’economia locale e regionale, il parlamentare di Fli sostiene le richieste del Comitato Terre Joniche e delle organizzazioni professionali agricole perché le Regioni Basilicata e Puglia predispongano gli atti che certifichino i bisogni economici certi, i criteri di riparto delle somme necessarie, gli aventi diritto per i risarcimenti e il piano generale per la messa in sicurezza del territorio e l’attuazione di un’iniziativa per salvare le aziende e le famiglie più colpite dalle alluvioni dello scorso anno”.
Secondo Digilio il caso dell’azienda “Serramarina” è emblematico: dal 1999 il titolare scrive a tutte le autorità territoriali,  Consorzio di Bonifica, Regione, assessorati competenti, Prefetto, per chiedere il loro intervento; i canali di deflusso devono essere ripuliti, il letto del fiume, ormai popolato da fitta vegetazione, necessita di manutenzione. Nessuno si è mai mosso o ha fatto qualcosa di veramente incisivo. Persino la proposta di lasciare agli imprenditori del Metapontino l’incarico di farlo, tra l’altro, con costi decisamente a carico della collettività decisamente minori, è stata fatta cadere preferendo il collaudato ed inefficace sistema del Consorzio di Bonifica dimostratosi ampiamente inaffidabile”.