Il manifesto della IV Edizione della 6
Ore dei Templari è ormai nella sua versione definitiva. Una versione
pulita ed essenziale che, senza fronzoli, punta dritto al nocciolo
comunicativo.
Da qui al 5 maggio, è l’icona che
accompagnerà l’insieme degli stakeholders (come si dice oggi!) che
ruotano intorno alla manifestazione: i proponenti, i sostenitori, gli
organizzatori, i partecipanti podisti e la realtà sociale che
accoglie. Il manifesto, come le mille altre cose di cui è fatto un
evento, ha una funzione informativa, ma serve a dare una motivazione
in più a chi è già convinto di essere parte interessata, vuol
fornirne alcune a chi ancora non lo è.
La premessa di fatto della 6 Ore è che
la gara si svolge intorno al borgo badiale di Banzi che costituisce
il centro del piccolo paese. E allora, l’idea grafica di fondo è
una curva spezzata che si fa e percorso di gara e abbozzo di
una abbazia. Una associazione che ci è apparsa subito come qualcosa
di più della pur non banale coincidenza tra una gara podistica e la
location che la ospita. Lo sfondo è un cielo grigio futurista che
vien fuori da intersezioni di semipiani e che disegnano, anch’essi,
percorsi ad altre quote. Il cielo, inoltre, viene delimitato da
un barra (un orizzonte?) di un colore che ricorda le nostre ciliege
maggioline. Il tutto suggellato da una un aforisma di William
Shakespear (Vivi per essere meraviglia!) che conferma che non di sola
suggestione religiosa si tratta ma di qualcosa di ancora più
generale.
Ma di quale meraviglia vogliamo parlare
e respirare? Della meraviglia dell’Assoluto? In una gara podistica
evocarla non sarebbe proprio un delitto, sia per i traguardi che si
vogliono e che si possono raggiungere sia per i tanti record che si
conseguono. No, ciò di cui vogliamo parlare è qualcosa di più
semplice e che non è riservata a pochi, ma che è alla portata di
tutti. Non è la meraviglia dell’assoluto ma la meraviglia del
relativo: quella che è prossima a noi stessi. Tante sono le immagini
possiamo evocare di questa manifestazione che ci hanno consentito di
superare quel gap esistente tra noi e ciò che ci sta intorno (la
prossimita, appunto). Io ne ho in mente una, nitida, ripresa da una
fotografia o, forse, da un video amatoriale: un ragazzino che corre e
si affianca al podista inglese Richard Whitehead per chiedergli
qualcosa e Richard rallenta per dargli la risposta.
