di
Giuseppe Coniglio
PISTICCI -
Ha suscitato molto interesse e curiosità la notizia della scoperta
nei magazzini del Museo Prado di Madrid di una copia della Gioconda
di Leonardo d Vinci, dipinta in tempo quasi reale da un suo allievo,
forse Andrai Salai. Una scoperta sensazionale secondo “El Pais,”
che cita fonti del Prado e il periodico londinese “The Art
Newspaper”. L’evento ripropone il tema delle copie-imitazioni, di
cui è piena la letteratura dell’arte. Con una sola eccezione,
forse. Il Prado conserva anche una tela dell’Immacolata di Andrea
Vaccaro, identica a quella che aveva dipinto per il Convento di
Pisticci. Due opere originali e ambedue firmate, al punto che è
difficile stabilire quale sia stata dipinta per prima, anche se è
molto probabile che siano coeve. Leggermente diversa è invece una
terza Immacolata che fa parte della ricca collezione della Cittadella
Monastica del Suor Orsola Benincasa di Napoli. Napoletano di nascita,
Andrea Vaccaro si era inizialmente ispirato ai modelli pittorici
bolognesi, che nella Campania andava diffondendo Massimo Stanziani,
imitando soprattutto le tipologia umane di Guido Reni ma con impianti
cromatici tratti dal Ribera. Vaccaro lavorò principalmente su
commissione ecclesiastica e la sua tecnica di raffigurare santi e
martiri in atteggiamenti di devozione e espressività ne fece uno
degli artisti più noti e più richiesti durante la Controriforma.
Nelle sue opere riaffiora spesso il naturalismo di Caravaggio
in chiave classicistica. Tra i suoi canoni principali la regolarità
delle forme, le tonalità chiare e sfumate e l'assenza di
atteggiamenti violenti. Importante nella sua vita fu anche l'incontro
con Bernardo
Cavallino
e Anton
Van Dyck.
Fu consuocero di un altro pittore attivo in Napoli all'epoca, il
lucano
Gian
Giacomo Manecchia,
avendo la figlia Annamaria sposato suo figlio Nicola. La tela
dell’Immacolata fra i Santi Francesco e Gaetano è tra i capolavori
dell’arte pisticcese e fa bella mostra di sé nell’area absidale
della Chiesa del Convento dove pure sono esposte opere di altri
prestigiosi autori come il Guarino, Ferri e Cassone. Fu
commissionata dall’Università di Pisticci nel 1656 in segno di ex
voto per lo scampato pericolo della peste. A giudizio dei critici è
opera di notevole valore storico e artistico. Secondo A. Grelle Iusco
tradisce però la tradizionale adesione ai moduli controriformati,
integrati dai forti contrasti luce-ombra che attraversano le figure.
E il sac. Domenico Sinisi aggiunge che è una immagine unica per la
realistica chioma disciolta e pendente sugli omeri. Per
comprarla un ricco mercante aveva offerto ai frati ben 300 ducati,
somma cospicua per quei tempi che avrebbe fatto comodo in tempi di
ristrettezze economiche, e una copia fatta a cappella. Ma i religiosi
opposero un fermo rifiuto ben conoscendo la particolare devozione
della comunità per l?immacolata, prima protettrice del paese, alla
quale era stato pure intitolato un piccolo tempio al rione Dirupo. E
cosi Vaccaro ne dipinse una seconda del tutto simile, esposta appunto
al Prado.
