Ritornare ad un mercato orientato alla
società. Questo il messaggio che Fima, Federazione Italiana
Movimenti Agricoli ha lanciato a Matera durante l’ acceso dibattito
con i vari movimenti provenienti da diverse parti d’Italia, alla
presenza del nuovo Assessore Regionale all’ Agricoltura
Mastrosimone e del Consigliere Regionale Falotico, per superare l’
emergenza e guardare al settore agricolo con una prospettiva diversa
che unisca e dia nuove speranze agli agricoltori italiani. “Bisogna
impegnare la Commissione politiche agricole nazionali - hanno
evidenziato i due esponenti regionali - affinche’ vi sia maggiore
consapevolezza del Governo nel recepire le rivendicazioni dei
movimenti agricoli”. Il futuro dell’ agricoltura italiana
dipenderà molto dalla capacità e volontà che il Governo Monti
saprà dimostrare anche in ambito comunitario. “L’ Europa deve
fare di piu’ - ha dichiarato Saverio De Bonis, coordinatore della
Fima nella relazione introduttiva concordando con il Ministro Catania
- perche’ gli agricoltori chiedono di non disattendere i trattati
istitutivi dell’ Unione europea che proprio sull’ agricoltura
hanno sperimentato la politica comune prevedendo, innanzitutto, di
assicurare un tenore di vita equo alla popolazione agricola europea,
attraverso il miglioramento del loro reddito”. Un reddito che, al
contrario, in Italia peggiora a seguito anche di un baratto sleale.
Nei vari interventi e’ stato evidenziato come sia necessario far
capire agli industriali italiani e agli altri partner europei,
oltreche’ a tutti gli europarlamentari distratti, di destra e di
sinistra, che, barattare le materie prime agricole europee per
favorire altri scambi commerciali, in nome della crescita di paesi
che vivono in condizioni di maggiore difficoltà, espone al rischio
di creare situazioni di nuova povertà, mettendo a repentaglio la
salute dei consumatori europei. Occorrono, dunque, giuste
compensazioni per gli agricoltori italiani che non possono avallare
questo baratto con una riduzione dei loro redditi del 35 per cento
negli ultimi dieci anni rispetto a tutti gli altri partner europei e
che oggi manifestano un disagio crescente. La Pac, insomma, da noi ha
funzionato poco e male. “I riflessi positivi di un’ agricoltura
nazionale fortemente tutelata, oltreche’ sull’ indotto - ha
aggiunto il coordinatore Fima - si riflettono sui bilanci sanitari e
ambientali dello Stato, su quelli comunali, dunque, sulla crescita
complessiva del Paese e sulla qualita’ di vita dei suoi abitanti”.
“Noi non siamo protezionisti - ha concluso De Bonis nella sua
relazione - ma di fronte all’ apertura delle frontiere e’
impensabile poter competere sul piano dei costi di produzione di
fronte al nord-africa, che non ha i nostri standard di sicurezza. E’
piu’ ragionevole prevedere una compensazione da far pagare
direttamente all’ export europeo con una tassa di scopo che non
gravi sui bilanci pubblici italiani e comunitari, e che ci consenta
di salvaguardare il territorio, le nostre eccellenze e i nostri
consumi”. “C’e’ un ritorno verso l’ agricoltura nei Paesi
europei che soffrono, come noi, di una crisi strutturale dell’
economia, ma la politica, europea e nazionale, deve fare di piu’
per affermare l’ idea di agricoltura come bene comune - ha
evidenziato Don Basilio Gavazzeni - soffermandosi sull’ importanza
di affermare la centralità dell’ uomo e della terra perche’ i
segnali di allarme travalicano ormai i legittimi interessi di
categoria”. “Il governo Monti - ha evidenziato in chiusura Paolo
Rubino del Tavolo Verde Puglia e Basilicata - non porta nessuna
responsabilità diretta per le condizioni che hanno provocato il
disagio nel mondo agricolo, va detto però che nessuna delle misure
adottate sinora apporta agli agricoltori il minimo sollievo, mentre
servono politiche atte a frenare anche la finanza internazionale, e
con essa la volatilita’ dei prezzi, ad esempio, attraverso il
ripristino della regolamentazione del mercato delle merci agricole”.
