“La
notizia che giunge in questi giorni dal Parlamento europeo dimostra,
attraverso la spaccatura sull’ accordo Ue - Marocco, l’ ennesima
sconfitta dell’ agricoltura italiana. Perdono gli
agricoltori del sud Europa e vincono ancora una volta i Governi e
i
“poteri forti del nord”, schierati contro l’agricoltura
mediterranea con il sostegno dei parlamentari del PPE tra cui la
Muscardini, vice presidente della Commissione commercio
internazionale, a cui il Presidente Fini farebbe bene a chiedere
conto del suo operato a difesa di tali accordi, che sarebbero stati
stipulati per favorire la transizione democratica del Marocco, ma
che accelerano e aggravano enormemente gli spazi di una non
controllabile nuova povertà nel nostro Paese e negli altri paesi
europei del Mediterraneo”.
Lo dichiara Saverio De Bonis, coordinatore della Fima, Federazione
Italiana Movimenti Agricoli, nata per tutelare l’ agricoltura
italiana.
Solo
una minoranza significativa si è espressa contro l'accordo, compreso
il relatore del testo il francese Bove’ che ha ritirato il suo nome
dalla relazione, per "gli effetti negativi sui piccoli
agricoltori europei, per le condizioni precarie di lavoro e
ambientali in Marocco e per l'inclusione del territorio del Sahara
Occidentale, punto che violerebbe il diritto internazionale”.
L’
accordo prevede l’apertura delle frontiere europee ai prodotti
marocchini dell’agricoltura e della pesca, in particolare
l’importazione di olio, cereali, agrumi e di ortofrutta, a fronte
di esportazione dall’ Europa di tecnologie industriali e in cambio
di ulteriori commesse di opere pubbliche. Già in passato l’
agricoltura era stata oggetto di baratto a favore dell’ industria
meccanica italiana ed europea. Dopo il corridoio verde, istituito nel
2000, presto vi saranno altri negoziati con l’ Egitto, la Giordania
e la Tunisia. Così, in assenza di una politica agricola europea
valida, al di là degli slogan, i nostri prodotti saranno costretti a
competere al ribasso, in una situazione di crisi economica e sociale
devastante che colpisce tutti i Paesi Europei del Mediterraneo.
“Noi
non possiamo consentire - conclude
il coordinatore
- che si distrugga deliberatamente l’agricoltura del nostro Paese
e si azzeri la prospettiva di un rilancio produttivo dell’economia
agraria delle Regioni del Mezzogiorno, senza un’ adeguata politica
di compensazione e senza tener conto dei drammi causati a centinaia
di migliaia di agricoltori, condannati così alla rovina. Nella
revisione della PAC occorre rispettare i principi sanciti nei
trattati istitutivi, che prevedono di assicurare un tenore di vita
equo alla popolazione agricola migliorando il reddito individuale di
coloro che lavorano nell’ agricoltura. Un reddito che in Italia,
invece, e’ già calato del 35 per cento negli ultimi dieci anni.
Ogni accordo di questo tipo, non condiviso e non votato dai
Parlamentari dei Paesi UE Mediterranei, favorisce gli interessi di
alcune grandi lobby ma si pone in conflitto con l’economia reale
di tutti i Paesi Mediterranei e in contrasto con il diritto
comunitario”.