Ancora prima dell’appuntamento
europeo, è indispensabile risolvere in tempi brevi le tre grandi emergenze del
settore: l’Imu sui fabbricati rurali, l’aumento degli estimi catastali per i
terreni agricoli, il caro-gasolio; senza efficaci misure in questa direzione,
sarebbe un vero disastro.
Per questo motivo la Cia nazionale
ha lanciato un ultimatum al Governo: o si guarda con più attenzione ai problemi
del settore oppure scatta immediata la mobilitazione, con iniziative sindacali,
anche di carattere unitario, in tutt’Italia.
Da parte nostra c’è sempre stata la
piena disponibilità alla soluzione dei problemi che attanagliano il Paese. Siamo
persone responsabili e pronte ai sacrifici, anche duri, ma davanti all’assurda,
ingiusta e pesante tassazione dei terreni agricoli e di strumenti di lavoro come
i fabbricati rurali (la stalla, il magazzino o il fienile) noi non possiamo
stare zitti; si tratta di mezzi produttivi che non possono subire una tale
imposizione fiscale.
Allo stesso modo, non possiamo più
accettare che i continui rincari del gasolio agricolo pregiudichino il domani
non solo di migliaia di serre (che ne fanno largo uso soprattutto nel periodo
invernale, per il riscaldamento delle colture), ma anche delle altre imprese
agricole.
D’altra parte vogliamo dare atto al
ministro dell’Agricoltura, Mario Catania, di svolgere un ruolo positivo in una
fase certamente difficile.
In questo contesto vogliamo
ribadire con grande autonomia la volontà di sostenere coloro che nel Governo
hanno compreso il ruolo primario dell’agricoltura nella società e nell’economia,
e vogliono, perciò, contribuire alla sua
valorizzazione.
Più in generale, accanto ad
un’azione tesa a tutelare gli interessi degli agricoltori italiani nel difficile
confronto sulla Pac post 2013, è indispensabile avviare da subito un confronto
concreto e costruttivo tra tutti i soggetti della filiera agroalimentare e le
istituzioni centrali e locali per un nuovo progetto di politica agraria; un
percorso che deve avere il suo punto focale in una conferenza nazionale
sull’agricoltura e lo sviluppo rurale. Un appuntamento più volte annunciato, ma
mai finora realizzato veramente. Lo impone l’attuale situazione del settore
primario e il dramma economico e sociale in cui vivono migliaia di imprese.
L’Italia agricola ha bisogno di una nuova strategia condivisa e di ampio
respiro.
Dopo il varo di provvedimenti per
fronteggiare l’emergenza occorre sviluppare una strategia tesa a ricerca e
innovazione, a favorire l’ingresso dei giovani e l’aggregazione fondiaria, a
rendere efficienti i mercati, a sostenere la competitività, a ridurre i costi di
produzione e a semplificare i rapporti tra imprese e pubblica amministrazione. É
ormai giunto il momento di cambiare.
Se si vuole puntare alla crescita
delle aziende è indispensabile accelerare la marcia. Le misure del Governo
Monti non danno risposte puntuali e concrete in questo
senso.
Chiediamo dunque che si riaccendano
i riflettori sull’agricoltura e si tenga realmente conto del ruolo fondamentale
che svolgono gli imprenditori agricoli del nostro Paese.
