Il
numero elevato delle iscrizioni al PDL di Matera e provincia (circa
3.200), la partecipazione affollata ai due incontri pre-congressuali
tenuti nella prima metà del mese di gennaio a Matera costituiscono
un segno indiscusso di vitalità del nostro partito che riflette la
medesima condizione a livello nazionale con il milione e passa di
tessere sottoscritte a fine ottobre 2011.
In
questi tempi di impopolarità della politica, si registra ancora una
forte voglia di partecipazione, si riscontra ancora una grande
attenzione alla politica e il conseguente desiderio che essa si
caratterizzi come “buona politica”, come strumento di governo
efficace ed effettivo delle comunità. Questo autentico popolo che ci
segue con attenzione esige risposte chiare, congruenti e trasparenti.
Esso è più unito ed omogeneo delle sue classi dirigenti e mostra, a
dispetto dei risultati non sempre esaltanti conseguiti sinora e del
clima da “antipolitica” odierno, evidente speranza di cambiamento
e di ribaltamento degli equilibri politici nella nostra regione.
Abbiamo il dovere, dobbiamo avvertire il senso di responsabilità di
non deludere questa gente, questo popolo; di dare loro le risposte
che si attendono, di gratificare le loro speranze, di avviare un
radicale cambiamento.
IL
PROGETTO E LA META
E’
ovvio e del tutto naturale che in occasione di un appuntamento
congressuale ci si ponga il problema di elaborare un modello
rinnovato di partito ma il partito è uno strumento, rappresenta
comunque un mezzo e prima di ipotizzarne una forma o un modello
sarebbe necessario sapere se vi è un progetto da realizzare, una
meta cui tendere, un approdo verso cui salpare.
Il
programma elettorale delle passate elezioni regionali, a nostro
avviso, disegna un progetto realmente alternativo e di segno opposto
rispetto alle logiche usate dal centrosinistra lucano in questi 15
anni di gestione del potere. Sui grandi temi (il petrolio, la
formazione, l’agricoltura) vi sono espresse ed approfondite
posizioni valide, utili a cambiare registro nel governo della nostra
regione, posizioni contrapposte e realmente alternative se paragonate
alle politiche che i vari governatorati Di Nardo, Bubbico e De
Filippo hanno messo in campo in questi tre lustri con i risultati
disastrosi che sono sotto gli occhi di tutti.
Solo
per fare un esempio, sostenere,, come si fa in quel documento
programmatico, di voler ribaltare la logica di impiego delle
royalties petrolifere per avviarne un uso globale e complessivo per
grandi progetti di sviluppo delle nostre infrastrutture (rotabile di
collegamento trasversale delle tre fondo valli, piattaforma logistica
per l’agricoltura, ampliamento della Pista Mattei) e per progetti
di incentivazione per un vero piano di rilancio industriale partendo
dalle poche e vitali aziende che “eroicamente” ancora resistono
nelle degradate zone industriali lucane, rappresenta veramente una
politica di segno diverso nella storia di questi ultimi anni. Il
problema è che questa è la meta, ma bisogna vedere se abbiamo una
rotta per perseguire il raggiungimento di questa meta e se abbiamo un
“vascello” per “solcare questa rotta.
LA
ROTTA
Opposizione
tout court oppure proposizione? Protesta o proposta? Denuncia
o anche prospettazione di soluzioni concrete e fattibili? Chiarire le
condizioni in cui si possono relazionare i suddetti termini vuol dire
anche avere la possibilità di disegnare una rotta valida. Noi
crediamo che i due termini di opposizione e proposizione, di protesta
e proposta non siano dialetticamente contrapposti e irriconducibili
ad una sintesi proficua ed efficace. Un partito che, come il PDL
lucano, si attesta su percentuali del 25-28% e rappresenta la seconda
formazione politica della Basilicata non può fare opposizione
parolaia e sterile, non può non porsi il problema di prospettarsi
all’opinione pubblica lucana nella forma di un partito di governo,
che ha la testa sulle spalle ed aspira responsabilmente a costruire
l’alternativa di governo al centrosinistra.
Per
converso, un partito che, nonostante i suoi consensi, è comunque
all’opposizione non può consentire che il proprio senso di
responsabilità e la caratura da partito di governo vengano scambiate
per compromessi di basso profilo e tendenza all’inciucio. Vi è il
dovere di rendere con chiarezza all’opinione pubblica che si è
alternativi al centrosinistra, che non se ne condividono le politiche
e che si opera fattivamente per vincere le elezioni ed andare al
governo della regione.
I
due termini di opposizione e proposizione sono riconducibili a
sintesi, sono conciliabili: è proprio il senso di responsabilità di
chi vuol essere forza di governo che ci deve spingere a contrastare
rigorosamente le politiche che non condividiamo e che riteniamo
dannose per la Basilicata.
Non
è materia di scandalo se, stando al Governo Nazionale, ci si adoperi
per far giungere risorse alla Basilicata nonostante essa sia
governata dal centrosinistra, però sulle politiche che si adottano
sul piano regionale, con l’utilizzo dei fondi europei, con le
riforme istituzionali di riordino degli enti sub regionali, il
contrasto deve essere forte, l’opposizione deve essere
rigorosissima. Abbiamo necessità di comunicare con chiarezza e
limpidezza, ad alta definizione, il tracciato di questa rotta.
IL
VASCELLO
Partito
modello ‘900 o partito sussidiario? Partito iperstrutturato oppure
partito agile e dinamico? E’ impensabile restaurare una
forma-partito che appartiene al tempo che fu e ad un contesto
politico oramai superato. Sarebbe chiaramente un errore ed
antistorico ritenere che si possa ritornare al partito da sistema
proporzionale che sceglieva i sindaci, gli assessori, che aveva
persino il potere di scegliere la cartolibreria presso la quale
comprare una risma di carta per gli uffici comunali. Del resto anche
il partito così detto “leggero”, costruito intorno al leader,
come dimostra lo stesso incarico affidato ad Angelino Alfano ha
dimostrato di essere inadeguato rispetto a ciò che i tempi e le
situazioni politiche odierne esigono.
Quale
partito “nuovo”, quale vascello, bisogna attrezzare? Crediamo che
il principio di sussidiarietà che vorremmo applicato alla struttura
sociale possa anche applicarsi ad una nuova forma-partito. Un partito
sussidiario che interviene ed incide laddove gli eletti, a i vari
livelli, non sono sufficienti a loro stessi, un partito che integri,
sostenga e consigli l’attività degli eletti è alla portata della
classe dirigente lucana e può esercitare una funzione davvero
incidente ed incisiva nello scacchiere politico lucano.
Per
fare degli esempi concreti, temi grossi come la soppressione degli
enti sub regionali (vedi caso ARBEA), o l’ approvazione delle
finanziarie regionali siano temi che vanno oltre l’interesse del
solo gruppo consiliare, interessano tutti i cittadini, il partito
deve affiancare gli eletti, confrontarsi con essi e fornire
ragguagli, orientamenti, indicazioni, facendo da cerniera tra lo
spaccato sociale che il partito rappresenta e gli eletti che hanno
ricevuto il mandato popolare. Se, per il caso – ARBEA, si fosse
usata questa metodologia forse non si sarebbe avuto quell’esito che
si è avuto. Il partito può assolvere anche alla funzione
importantissima di sostenere l’azione degli eletti con mirate e
studiate mobilitazioni popolari su temi decisivi per le sorti della
nostra regione. Sul caso “Fenice” per i grandi livelli di
coinvolgimento che aveva il centro-sinistra lucano doveva essere
presa in esame l’eventualità di organizzare una grande
manifestazione popolare.
E’
così che si rompe anche la cappa di piombo nella quale il silenzio
degli organi di stampa regionali al servizio del governo regionale
(perché prendono la pubblicità dalle aziende e dagli enti pubblici
governati dai manager messi dal centrosinistra) ci ha rinchiuso. E’
così che si può incentivare l’opinione pubblica lucana ad
occuparsi di noi. Ciò che fece Berlusconi con la manifestazione del
2 dicembre 2006 in opposizione alla finanziaria di Prodi è
riproducibile, con le dovute proporzioni, in Basilicata all’emergere
di grandi questioni di stretta dipendenza del governo “De Filippo &
Co.”
Sul
piano propositivo il Popolo della Libertà lucano deve fungere da
cerniera tra le realtà imprenditoriali non assistite, che non
drenano clientelarmente risorse dalla Regione, e ce ne sono, e i
nostri eletti con iniziative mirate, per esempio sentire queste
categorie sulla bozza di finanziaria predisposta dalla Giunta
Regionale prima che si vada in consiglio e farsi portavoce delle loro
istanze più positive in materia di energia, di infrastrutture, di
politiche di incentivazione, di credito ed altro.
Un
partito siffatto non ha bisogno di strutture pachidermiche ed
estremamente burocratizzate, può avere e sostenere un profilo snello
e sobrio, pur evitando il rischio della volatilità e della
“virtualità”.
Per
restare nella metafora della “rotta” e del “vascello” vi è
necessità però di un equipaggio che, pur differenziato nei ruoli,
delle funzioni e nei compiti cui assolvere, in dipendenza anche della
differente estrazione e radice cultural – politica, segua una solo
rotta e persegua il raggiungimento di un’unica meta, Vi è
necessità di un equipaggio che sia unito. Che non si tratti però di
unità di facciata, di una sorta di unanimismo che cela compromessi
di basso profilo per perpetrare rendite di posizione nemmeno
conquistate sul campo. Che si tratti di unità vera, scaturente da un
confronto serio,rigoroso ma costruttivo e propositivo tra i vari
gruppi dirigenti del PDL materano. A tal fine sarebbe utile e
proficuo da subito, prima che si delineino schieramenti interni di
comodo, costituire un tavolo di confronto per cercare di elaborare un
documento unitario da sottoporre al vaglio del congresso. Non si
tratta di preconfezionare una soluzione da portare all’assise per
la sola e semplice ratifica. Va elaborato una sorta di canovaccio
unitario, base solida per stimolare e orientare l’assemblea
congressuale a cogliere nell’unità un valore aggiunto e non un
compromesso di una ristretta cerchia di potere. Il congresso poi
potrà definire nei dettagli e nell’esecutività con ordini del
giorno i lineamenti di fondo di questo canovaccio. Sul piano
dell’organigramma, crediamo che il regolamento congressuale con la
possibilità dell’espressione di preferenze contenga ampi margini
per rassicurare l’assemblea congressuale circa la sua essenziale
funzione di interloquire e di incidere nella definizione della linea
politica nei prossimi anni. Questo è il senso del titolo del nostro
documento: “Unità nella Chiarezza”.
E’
altresì essenziale per raggiungere questa unità, mettere da parte
le vecchie divisioni in “ex AN”, “Ex DC” ed “ex Forza
Italia”; tre anni di decantazione dal 29 marzo del 2009 sono più
che sufficienti per smaltire tali residui. Si pensi che ben oltre il
30% dell’elettorato è nato dopo il 1990 e quindi non conosce, se
non per sentito dire o per nostalgico sentito rievocare, i simboli
della Fiamma e dello scudo crociato; questa fetta di elettorato è
ovviamente destinata a cresce in termini percentuali. Possiamo
immaginare di poter colloquiare con questo elettorato conservando
come incrostazioni mentali, come una sorta di zavorra, queste
distinzioni che oramai appartengono al secolo e al millennio passato?
SOLO
SE AVREMO SUFFICIENTE SENSO DI RESPONSABILITA’ E MATURITA’ PER
FARE QUESTO SALTO DI QUALITA’ POTREMO CONCRETIZZARE LA SPERANZA DI
COSTRUIRE ALMENO LE PREMESSE PER UN CAMBIO DI GUARDIA AL GOVERNO
REGIONALE, ALTRIMENTI DOVREMO RASSEGNARCI AD ANDARE AVANTI PER
RENDITE DI POSIZIONE. IL RISCHIO E’ QUELLO DI AVVIARCI LUNGO LA
CHINA DI UNA LOTTA PER LA SOPRAVVIVENZA PER GARANTIRCI RESIDUALI
POSTAZIONI PERSONALI IN UN PERENNE SGOMITARE CHE NON SERVE AL PDL,
CHE NON SERVE ALLA BASILICATA.
