“Adesso
che sono noti gli obiettivi europei assegnati alle regioni per la
produzione di energia da fonti rinnovabili, attraverso il cosiddetto
decreto sul burden sharing, bisogna attrezzarsi a raggiungere
l’obiettivo più
consistente rispetto alle altre regioni che spetta alla Basilicata,
che dall’attuale 7,9% di energia prodotta da rinnovabili, dovrà
passare al 33% entro il 2020”. E’ quanto sottolinea in una nota
il capogruppo di Idv al Consiglio Regionale Nicola Benedetto
evidenziando che “gli obiettivi sono stati quantificati in base ai
consumi e al potenziale tecnico-economico presente in ogni realtà
locale. La bozza di decreto ministeriale che sta circolando in queste
ore prevede che entro il 2012 siano sviluppate metodologie per il
monitoraggio e la contabilizzazione annuale degli obiettivi. La prima
verifica, prevista per il 2014, rivelerà gli eventuali scostamenti e
nel caso in cui questi siano superiori al 30%, sarà attivato un
meccanismo per capire se l’inadempimento è dovuto ad inadeguatezza
e inefficacia delle misure o se, al contrario, è necessaria una
revisione degli obiettivi da parte del ministero dello Sviluppo
Economico.
In dettaglio il cronoprogramma della Basilicata – aggiunge Benedetto – ha come obiettivo il 16,1% nel 2012, il 19,6% nel 2014, il 23,4% nel 2016, il 27,8% nel 2018 sino al traguardo del 33,1% da raggiungere nel 2020. I consumi finali lordi regionali al 2020 sono stimati in 1.126 ktep di cui 372 ktep da fonti rinnovabili. Il Premier Monti – dice il capogruppo di IdV - conosce bene l’agenda 20-20-20 e l’impegno europeo sul fronte della riduzione delle emissioni di gas serra e quindi dell’efficienza energetica in tutti i settori, edilizia anzitutto. Questo ci porta ritenere che è ancora possibile una proroga delle detrazioni fiscali per gli interventi di risparmio energetico. C’è infine da sottolineare che il Piear (Piano energetico ambientale regionale) deve tenere conto delle novità riferite alla quota di produzione di energia da fonti rinnovabili che ci solleva dalla dipendenza del petrolio e gas. Lo sviluppo regionale delle fonti rinnovabili inoltre ci sollecita ad accelerare il progetto di istituzione del Distretto Energetico nel quale siano presenti tutte le fonti energetiche per attuare, sia pure con gradualità, i programmi individuati nel Memorandum d’Intesa in grado di favorire occupazione qualificata anche nei settori dell’indotto e della ricerca tecnologica e scientifica”.
In dettaglio il cronoprogramma della Basilicata – aggiunge Benedetto – ha come obiettivo il 16,1% nel 2012, il 19,6% nel 2014, il 23,4% nel 2016, il 27,8% nel 2018 sino al traguardo del 33,1% da raggiungere nel 2020. I consumi finali lordi regionali al 2020 sono stimati in 1.126 ktep di cui 372 ktep da fonti rinnovabili. Il Premier Monti – dice il capogruppo di IdV - conosce bene l’agenda 20-20-20 e l’impegno europeo sul fronte della riduzione delle emissioni di gas serra e quindi dell’efficienza energetica in tutti i settori, edilizia anzitutto. Questo ci porta ritenere che è ancora possibile una proroga delle detrazioni fiscali per gli interventi di risparmio energetico. C’è infine da sottolineare che il Piear (Piano energetico ambientale regionale) deve tenere conto delle novità riferite alla quota di produzione di energia da fonti rinnovabili che ci solleva dalla dipendenza del petrolio e gas. Lo sviluppo regionale delle fonti rinnovabili inoltre ci sollecita ad accelerare il progetto di istituzione del Distretto Energetico nel quale siano presenti tutte le fonti energetiche per attuare, sia pure con gradualità, i programmi individuati nel Memorandum d’Intesa in grado di favorire occupazione qualificata anche nei settori dell’indotto e della ricerca tecnologica e scientifica”.
Entro
il 2012 dovranno essere stabiliti i criteri per la contabilizzazione
degli obiettivi regionali, che dovranno essere monitorati
con cadenza annuale.
Nel 2014, in particolare, è in programma la prima verifica. In caso
di scostamenti dal target superiori al 30% sono previste nuove
consultazioni per capire se le misure adottate dalle regioni
inadempienti siano inadeguate o se, al contrario, sia necessario
rivedere gli obiettivi. Le amministrazioni che falliranno il target,
comunque, saranno sottoposte a sanzioni.
Due
novità dell'ultim'ora, in materia di fonti rinnovabili. Prima di
chiudere definitivamente l'esperienza di governo, il Consiglio dei
ministri ormai decaduto ha approvato due dei tanto attesi decreti
attuativi
in materia di fonti energetiche a basso tenore di carbonio. A
illustrarne i contenuti è stato Stefano Saglia, sottosegretario
uscente allo Sviluppo economico, che ha spiegato che il primo dei due
provvedimenti riguarda il cosiddetto “burden
sharing”,
ovvero la suddivisione regionale degli obiettivi di sviluppo delle
fonti rinnovabili al 2020. «Con il decreto sul burden sharing – ha
spiegato Saglia - abbiamo istituito un Osservatorio stabile che attua
una collaborativa osmosi di informazioni tra Stato e Regioni».
Inoltre, ha aggiunto l'ormai ex sottosegretrario, diventerà
«vincolante fare efficienza energetica».
Per quanto riguarda la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili, ad esempio, il decreto assegna la percentuale più alta, il 52,1% entro il 2020, alla Valle D'Aosta, seguita dalle Provincie autonome di Bolzano (il 36,5%) e di Trento (35,5%). Al centro-sud, invece, spiccano gli obiettivi di Molise e Basilicata, a cui toccano rispettivamente percentuali del 35 e del 33,1%. Molto meno ambiziosi gli obiettivi dell'Emilia-Romagna, che chiude la lista con l'8,9% di energia verde al 2020. Le tabelle (vedi allegato) ripartiscono tra le regioni anche i consumi energetici complessivi indicati dal Pan (Piano di azione nazionale per le energie rinnovabili) e quelli legati al settore dei trasporti.
L'altro decreto riguarda invece l'import di energia dall'estero. Il provvedimento, in particolare, «definisce le modalità e i criteri per le importazioni di energia elettrica nell'anno 2012 – ha precisato Saglia - Viene introdotto il ricorso alle procedure concorsuali con l'introduzione del meccanismo del market coupling per l'assegnazione della capacità giornaliera». Nessuna traccia, per il momento, del temuto taglio del 15% agli incentivi per le fonti rinnovabili, ma neanche della proroga agli incentivi per le rinnovabili termiche e per gli interventi di efficienza energetica, che è stata stralciata all'ultimo momento dal maxi-emendamento alla Legge di stabilità. Secondo le indiscrezioni che circolavano ormai da settimane, il provvedimento avrebbe dovuto abbassare il bonus fiscale massimo dall'attuale 55 al 52%, differenziando l'aliquota a seconda del tipo di intervento realizzato.
Le misure, che sostituirebbero la detrazione del 55% in scadenza a fine 2011, erano attese nella Legge di stabilità, e la loro assenza nel testo varato nei giorni scorsi ha suscitato preoccupazione nelle associazioni di settore. Secondo R.ETE. Imprese Italia, ad esempio, si è trattato di «un errore gravissimo», ma Confartigianato ritiene che sia ancora possibile rimediare entro la fine dell'anno. «Monti conosce bene l’agenda 20-20-20 e l’impegno europeo sul fronte della riduzione delle emissioni di gas serra e quindi dell’efficienza energetica in tutti i settori, edilizia anzitutto – ha dichiarato Samuele Broglio, responsabile dell'area serramenti per l'associazione - Questo ci porta ritenere che è ancora possibile una proroga delle detrazioni fiscali per gli interventi di risparmio energetico».
Per quanto riguarda la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili, ad esempio, il decreto assegna la percentuale più alta, il 52,1% entro il 2020, alla Valle D'Aosta, seguita dalle Provincie autonome di Bolzano (il 36,5%) e di Trento (35,5%). Al centro-sud, invece, spiccano gli obiettivi di Molise e Basilicata, a cui toccano rispettivamente percentuali del 35 e del 33,1%. Molto meno ambiziosi gli obiettivi dell'Emilia-Romagna, che chiude la lista con l'8,9% di energia verde al 2020. Le tabelle (vedi allegato) ripartiscono tra le regioni anche i consumi energetici complessivi indicati dal Pan (Piano di azione nazionale per le energie rinnovabili) e quelli legati al settore dei trasporti.
L'altro decreto riguarda invece l'import di energia dall'estero. Il provvedimento, in particolare, «definisce le modalità e i criteri per le importazioni di energia elettrica nell'anno 2012 – ha precisato Saglia - Viene introdotto il ricorso alle procedure concorsuali con l'introduzione del meccanismo del market coupling per l'assegnazione della capacità giornaliera». Nessuna traccia, per il momento, del temuto taglio del 15% agli incentivi per le fonti rinnovabili, ma neanche della proroga agli incentivi per le rinnovabili termiche e per gli interventi di efficienza energetica, che è stata stralciata all'ultimo momento dal maxi-emendamento alla Legge di stabilità. Secondo le indiscrezioni che circolavano ormai da settimane, il provvedimento avrebbe dovuto abbassare il bonus fiscale massimo dall'attuale 55 al 52%, differenziando l'aliquota a seconda del tipo di intervento realizzato.
Le misure, che sostituirebbero la detrazione del 55% in scadenza a fine 2011, erano attese nella Legge di stabilità, e la loro assenza nel testo varato nei giorni scorsi ha suscitato preoccupazione nelle associazioni di settore. Secondo R.ETE. Imprese Italia, ad esempio, si è trattato di «un errore gravissimo», ma Confartigianato ritiene che sia ancora possibile rimediare entro la fine dell'anno. «Monti conosce bene l’agenda 20-20-20 e l’impegno europeo sul fronte della riduzione delle emissioni di gas serra e quindi dell’efficienza energetica in tutti i settori, edilizia anzitutto – ha dichiarato Samuele Broglio, responsabile dell'area serramenti per l'associazione - Questo ci porta ritenere che è ancora possibile una proroga delle detrazioni fiscali per gli interventi di risparmio energetico».
