Di
Maurizio Bolognetti, Direzione nazionale Radicali Italiani
“Un
consistente e allarmante nucleo di nuova shoah”, così Marco
Pannella definisce la realtà delle immonde carceri italiane. Il
carcere come luogo dove quotidianamente viene tradito l’art. 27 del
dettato costituzionale. Il carcere, luogo in cui viene vilipeso e
calpestato l’art.3 della convenzione europea dei diritti dell’uomo:
“Nessuno può essere sottoposto a tortura o a trattamenti inumani o
degradanti”. Il carcere, tanto per citare la mozione del IX
congresso di Radicali Italiani, luogo di tortura per detenuti e
agenti di Polizia penitenziaria. Ci sono numeri che dovrebbero far
riflettere e sono quelli che raccontano dell’inferno vissuto
quotidianamente dalla “Comunità penitenziaria” e di cui ci
parlano i direttori del Si.di.pe in una straordinaria lettera, nella
quale tra l’altro scrivono: “non
ci pongono in condizione di svolgere il nostro lavoro con dignità,
nell’effettivo rispetto delle leggi solennemente enunciate e
quotidianamente violentate…siamo stati, in verità, ricacciati
negli angoli più bui di uno Stato che non sembra in grado di
mantenere fede agli impegni ed alle promesse celebrate nelle sue
leggi”.
Nella sua incessante e instancabile attività, che la porta da anni
in giro per le carceri del Bel Paese e che si è tradotta in quasi
mille atti di sindacato ispettivo, Rita Bernardini ha nuovamente
visitato la casa circondariale di Potenza. I risultati della visita
ispettiva sono finiti all’attenzione del Ministro della Giustizia
in una interrogazione dalla quale emerge quanto sia precaria e
lontana dalla legalità la situazione del carcere del capoluogo
lucano. Una realtà carceraria, quella lucana, che al pari di quanto
avviene nel resto d’Italia non esplode solo grazie allo spirito di
abnegazione con il quale il personale fa fronte alle tante
“emergenze”. La scia di morte che accompagna la realtà
carceraria italiana è ripresa anche nel 2012, e proprio a Potenza
solo il pronto intervento degli agenti di Polizia penitenziaria ha
impedito l’ennesima tragedia: un detenuto tunisino ha tentato di
farla finita. Nelle celle del carcere di Potenza, con i cessi a vista
e in quelle dove alcuni detenuti con un notevole senso dell’umorismo
hanno definito il gabinetto il “bagno dei puffi”, muore il
rispetto del dettato costituzionale e la Convezione europea per la
salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.
L’avvocato
ed esponente radicale Alessandro Gerardi ha scritto: “La condizione
spaventosa delle carceri e degli ospedali psichiatrici giudiziari fa
sì che i nostri istituti di detenzione somiglino sempre più a
imprese pubbliche per lo smaltimento industriale dei rifiuti sociali
che non a istituzioni giuridiche orientate allo scopo di soddisfare
le esigenze della deterrenza, della neutralizzazione o della
retribuzione”. Come dargli torto, e come non tornare a chiedere
alla classe dirigente di questo paese di impegnarsi per affrontare la
questione giustizia di cui il carcere è un un’appendice, o se
volete putrido percolato. I numeri, le cifre che ci parlano di
giustizia negata, di morte e dell’assenza di stato di diritto e di
legalità meritano di essere affrontati subito, attraverso un
provvedimento di amnistia che solo è in grado di riportare
l’amministrazione della giustizia e le disastrate e illegali
carceri di questo paese sul binario della legalità. “Esigiamo che
il nostro stato interrompa la flagranza di reato contro i diritti
umani e la costituzione”
