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martedì 10 gennaio 2012

Carceri: Rita Bernardini interroga il Ministro della Giustizia sulla situazione della casa Circondariale di Potenza.


Di Maurizio Bolognetti, Direzione nazionale Radicali Italiani
“Un consistente e allarmante nucleo di nuova shoah”, così Marco Pannella definisce la realtà delle immonde carceri italiane. Il carcere come luogo dove quotidianamente viene tradito l’art. 27 del dettato costituzionale. Il carcere, luogo in cui viene vilipeso e calpestato l’art.3 della convenzione europea dei diritti dell’uomo: “Nessuno può essere sottoposto a tortura o a trattamenti inumani o degradanti”. Il carcere, tanto per citare la mozione del IX congresso di Radicali Italiani, luogo di tortura per detenuti e agenti di Polizia penitenziaria. Ci sono numeri che dovrebbero far riflettere e sono quelli che raccontano dell’inferno vissuto quotidianamente dalla “Comunità penitenziaria” e di cui ci parlano i direttori del Si.di.pe in una straordinaria lettera, nella quale tra l’altro scrivono: “non ci pongono in condizione di svolgere il nostro lavoro con dignità, nell’effettivo rispetto delle leggi solennemente enunciate e quotidianamente violentate…siamo stati, in verità, ricacciati negli angoli più bui di uno Stato che non sembra in grado di mantenere fede agli impegni ed alle promesse celebrate nelle sue leggi”. Nella sua incessante e instancabile attività, che la porta da anni in giro per le carceri del Bel Paese e che si è tradotta in quasi mille atti di sindacato ispettivo, Rita Bernardini ha nuovamente visitato la casa circondariale di Potenza. I risultati della visita ispettiva sono finiti all’attenzione del Ministro della Giustizia in una interrogazione dalla quale emerge quanto sia precaria e lontana dalla legalità la situazione del carcere del capoluogo lucano. Una realtà carceraria, quella lucana, che al pari di quanto avviene nel resto d’Italia non esplode solo grazie allo spirito di abnegazione con il quale il personale fa fronte alle tante “emergenze”. La scia di morte che accompagna la realtà carceraria italiana è ripresa anche nel 2012, e proprio a Potenza solo il pronto intervento degli agenti di Polizia penitenziaria ha impedito l’ennesima tragedia: un detenuto tunisino ha tentato di farla finita. Nelle celle del carcere di Potenza, con i cessi a vista e in quelle dove alcuni detenuti con un notevole senso dell’umorismo hanno definito il gabinetto il “bagno dei puffi”, muore il rispetto del dettato costituzionale e la Convezione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.
L’avvocato ed esponente radicale Alessandro Gerardi ha scritto: “La condizione spaventosa delle carceri e degli ospedali psichiatrici giudiziari fa sì che i nostri istituti di detenzione somiglino sempre più a imprese pubbliche per lo smaltimento industriale dei rifiuti sociali che non a istituzioni giuridiche orientate allo scopo di soddisfare le esigenze della deterrenza, della neutralizzazione o della retribuzione”. Come dargli torto, e come non tornare a chiedere alla classe dirigente di questo paese di impegnarsi per affrontare la questione giustizia di cui il carcere è un un’appendice, o se volete putrido percolato. I numeri, le cifre che ci parlano di giustizia negata, di morte e dell’assenza di stato di diritto e di legalità meritano di essere affrontati subito, attraverso un provvedimento di amnistia che solo è in grado di riportare l’amministrazione della giustizia e le disastrate e illegali carceri di questo paese sul binario della legalità. “Esigiamo che il nostro stato interrompa la flagranza di reato contro i diritti umani e la costituzione”