Un centinaio i
figuranti che ripresenteranno la magica scena di tutti i tempi, il Natale di
Nostro Signore, mestieri di altri tempi, animali veri, profumi di frittelle
condite con sughetto piccante, vino e mozzarelle: il tutto preparato al
momento.
Bambini e adulti
che scorrazzano fra le stradine del centro storico in abiti rigorosamente del
periodo di Gesù. E la famiglia di Nazareth: una coppia con il suo bambino
battezzato negli ultimi mesi.
L’aria sarà
allietata dalle dolci note dei Zampognari del Gargano che ogni anno fissano nel
loro calendario questa data castellanetana.
Una tradizione
radicata, con presenza di molti forestieri, che deve destarci dal torpore
religioso e morale: l’augurio da estendere a tutti con la speranza di una fede
forte e salda alla nostra “pietra angolare” che è Cristo, amante di ogni
uomo.
La
rappresentazione che la parrocchia offre è dare occasione a tutti (credenti e
non, praticanti e non, scettici e curiosi) di “guardare” al vero significato di
quella nascita che ha sconvolto la storia e il senso della vita
dell’uomo.
“Io credo che per
comprendere il Natale occorra andare indietro con la nostra fantasia alla nostra
infanzia e riscoprire la capacità di meravigliarsi – ha detto il parroco
don Franco Alfarano – Perchè il
sentimento efficace per la comprensione di questo grande mistero non può che
essere la meraviglia.
Non sono sufficienti i discorsi, le spiegazioni, la teologia,
l’intelligenza, il sapere. Lì, in quella improvvisata culla, c’è solo un bambino
che, come dice la canzone
Tu scendi dalle stelle “giace in una grotta al freddo e al
gelo”. Non servono le devozioni, le preghiere, il ragionamento di noi adulti:
davanti al presepio occorre soltanto diventare bambini, perchè tra bambini ci
comprendiamo. Il dialogo si svolge su un piano
diverso”.
Ecco allora la
meraviglia dei pastori, dei Magi, la gioia indicibile degli angeli, degli uomini
semplici.
“Il presepio
parla un linguaggio universale, lo potremmo realizzare a qualunque latitudine,
presso qualunque popolo, ed il presepio rimarrebbe immutabile, comprensibile,
chiaro – ribadisce il parroco – Cosa ci può essere di misterioso in una nascita?
Di nascosto in una grotta ricovero di semplici animali. Nei Vangeli non c’è uno
sforzo narrativo, non si cerca di abbellire il racconto, si registra
semplicemente un fatto”.
«Oggi vi è nato
nella città di Davide un Salvatore
che è il Cristo Signore, questo per voi il segno; troverete un bambino avvolto
in fasce che giace in una mangiatoia.»
“Questo dicono
gli angeli ai pastori, ed essi partono – conclude don Franco
– Chiediamoci cosa cerchiamo a Betlemme? Perchè se cerchiamo il
Dio grande, Onnipotente e terribile, il Dio giudice che tutto governa e dirige,
se cerchiamo la soluzione ai nostri problemi, abbiamo sbagliato indirizzo. A
Betlemme c’è soltanto un Bambino. Ma se invece cerchiamo l’impossibile, se ci
affidiamo al mistero e ci lasciamo guidare dalla nostra Meraviglia, dalla nostra
curiosità, dal sogno e dalla speranza, se ci affidiamo totalmente alla fede
rinunciando al comprendere, allora entriamo in dialogo con l’infinito nascosto
in un Bambino. Entramo in
contatto definitivamente con quel Dio Amore che per Amore nasce
e muore in quella misera grotta al freddo e al gelo di Betlemme. Tutto è nel
nostro cuore che può essere un cuore di bambino o un vecchio cuore di chi pensa
di conoscere e sapere tutto con la propria esperienza. Io invito voi e me stesso
a fare esperienza di Dio guardando semplicemente un
Bambino”.