Per
le festività natalizie a far da richiamo turistico a Matera non c’è
solo il Presepe vivente con il ricco cartellone di eventi ma c’è
anche chi intende prendere i visitatori per la gola con i piatti a
cinque stelle della cucina povera lucana. E’ la nuova esperienza
dello chef Donato Malacarne proposta, in una magica serata materana e
solo per un assaggio, al ristorante Bubbole (Palazzo Gattini, piazza
Duomo) dove da qualche tempo ha lanciato una nuova scommessa di
gastronomia, sapori, emozioni e sensazioni, in modo da prendere i
turisti attraverso tutti i sensi. Dal Don Matteo, ristorante-grotta
nei Sassi, a quello per palati di gourmet più esigenti, il passo non
è proprio semplice ed immediato. Ma il primo effetto è sicuramente
riuscito perché dai piccoli apribocca di Don Matteo sino al
semifreddo di gioventù agli amaretti e mandorle a sorreggere lo
sforzo è la creatività di sempre con l’uso, senza alcuna
eccezione, dei prodotti solo e rigorosamente lucani. Così è
possibile scoprire che il tartufo nero di Roccanova non ha nulla da
invidiare a quelli più nobili (e costosi) specie se accompagna
scorzette (orecchiette) di casa ed è abbinato a riccioli di primo
sale (formaggi freschi dei maestri caseari materani). E se la
melanzana rossa di Rotonda, i peperoni cruschi di Senise, le patate
del Materano, i salumi corposi, la pezzentella, gli asparagi e il
finocchietto selvatico non possono assolutamente mancare dai piatti a
cinque stelle della cucina povera lucana, l’apoteosi, per restare
al clima prenatalizio, è la cupoletta di baccalà su purea di ceci
neri (altro prodotto in via di estinzione) e spumone di patate. Ad
abbinare i vini, in questo caso con una licenza consentita per la
scelta di vini extraregionali (anche se a fine cena è di rigore un
sorso di passito del Vulture) il giovane rampollo Matteo Malacarne,
già sicuro nella scelta ed efficace nelle informazioni anch’esse
necessarie.
Per
il Centro Studi Turistici Thalia, che candida la cucina di Malacarne
ad un nuovo prestigioso riconoscimento da aggiungere alla già
nutrita bacheca personale, è un esempio sapiente di gastronomia dal
forte richiamo. Si pensi che nel 2010 il 5% delle vacanze in Italia è
stato motivato da interessi legati all’enogastronomia, la domanda
turistica in questo ambito specifico risulta composta principalmente
da stranieri, mentre gli italiani rappresentano il 35,7% dei
“turisti enogastronomici”.
Le destinazioni preferite per il
turismo enogastronomico sono la Toscana (15,9%), l’Emilia Romagna
(10,6%) e la Puglia (8%); durante il soggiorno i turisti hanno speso
mediamente 82 euro pro-capite per l’acquisto di beni e servizi,
escludendo viaggio e alloggio.
Internet ha inciso
sull’orientamento delle scelte di questa tipologia di vacanza per
il 37,7% dei clienti; le attività prevalenti alle quali si dedica il
turista sono nell’ordine di preferenza: le escursioni sul
territorio, le degustazioni di prodotti tipici, la visita a musei e/o
mostre.
Il
Centro Studi Thalia ha inoltre condotto un’indagine qualitativa
attraverso un sondaggio sui cosiddetti “enoturisti” che ha fatto
emergere come la qualità del territorio sia il primo elemento che
caratterizza la scelta della meta per i turisti enogastronomici. Tale
dato sottolinea quanto sia forte il legame tra territorio e prodotti
della filiera enogastronomica e quanto questo legame sia in grado di
caratterizzare l’offerta turistica di una destinazione diventando,
nel contempo, strumento di promozione capace di rappresentare il
territorio stesso sul mercato. E sempre nelle vacanze di nicchia, gli
enoturisti sono disposti a spendere
molto più dei normali viaggiatori:
un “viaggiatore gastronomico” in vacanza sborsa
quasi 200 euro al giorno
contro i 90 euro della media nazionale.
Nel complesso, il turismo
enogastronomico vanta in Italia un giro d’affari che oscilla fra i
3 e i 5 miliardi di euro, grazie a 4-5 milioni di turisti
enogastronomici tra stabili ed occasionali. Per superare la fase di
crisi economica internazionale e nazionale che si ripercuote
direttamente sul turismo (anche da noi) ed è destinata ad avere
effetti negativi anche nel 2012, quella dello chef Donato Malacarne è
decisamente una “ricetta” efficace tanto più che alle
destinazioni classiche dotate di un brand territoriale forte cresce
la ricerca di nuove mete e capitali del buon gusto proprio come
Matera.