Si
è conclusa ieri la seduta di Sessione plenaria del Parlamento
Europeo a Bruxelles. Tra le proposte approvate quella di ieri
sull’adesione della Croazia all’Unione Europea. Così come
richiesto dai Trattati, l’Europa avrà il suo ventottesimo Stato
membro verosimilmente il primo luglio del 2013. Prima di questa data
ci sarà un solo passo da compiere: quello della firma del Trattato
di adesione, previsto per l’8 dicembre, e la successiva ratifica da
parte di tutti i ventisette Stati europei.
“Ci
troviamo di fronte ad un altro passo importante che l’Unione
Europea sta facendo nell’ambito della politica di adesione e di
allargamento.
– ha affermato l’On. Aldo Patriciello - La
Croazia, in particolare, ha presentato domanda di adesione nel
febbraio del 2003 e il suo status di paese candidato è stato
deliberato dal Consiglio nell’anno successivo, mentre i negoziati
di adesione sono iniziati nel 2005.
L’approvazione
della candidatura è scaturita dall’importante traguardo che la
Croazia ha raggiunto nel suo processo di integrazione all’UE
contribuendo in modo decisivo alla sua trasformazione in una
democrazia solida e matura fondata su valori europei. Una sfida che
dovrà continuare anche in futuro; per questo il Parlamento europeo
ha invitato Zagabria ad affrontare le sfide restanti, in particolare
quelle nel campo della riforma giudiziaria e della lotta contro la
corruzione e la criminalità organizzata. Un sistema giudiziario
efficiente
- continua l’Europarlamentare - è
fondamentale per lo sviluppo economico e il rafforzamento della
fiducia dei cittadini nello Stato di diritto”.
Nel
documento viene evidenziato che il processo di pre-adesione sarà
monitorato dal Parlamento che, nel contempo, invita la Commissione
europea a tenerlo informato su come le autorità croate terranno fede
agli impegni assunti in sede negoziale. Tra questi emerge anche
quello sulle politiche del lavoro e sul sostegno all’economia.
Il
Parlamento incoraggia infatti la Croazia a rafforzare i diritti
sindacali e del lavoro inclusi quelli riguardanti la parità di
genere. Invita poi lo Stato, alla luce dei problemi economici, a
proseguire le riforme strutturali dell’economia promuovendo
occupazione, sostegno alle PMI e competitività.
