Nell’anno
in corso l’economia lucana dovrebbe chiudersi con una crescita
prossima allo zero (0,2%). Ad evidenziarlo è la nota congiunturale
elaborata dal Centro Studi Unioncamere Basilicata relativa al terzo
trimestre 2011, diffusa e pubblicata sul sito www.bas.camcom.it
“Rispetto
al resto del Paese, che come è noto vive un momento di grande
difficoltà, la nostra regione sconta sia una marcata debolezza della
domanda interna, soprattutto nella componente dei consumi delle
famiglie (pressoché fermi nel 2011), sia un minore apporto della
domanda estera, per effetto di una contenuta propensione all’export
del sistema produttivo regionale”, spiega il presidente di
Unioncamere Basilicata, Angelo
Tortorelli -. Ma il
rallentamento generale vede purtroppo in grande difficoltà l’intero
Mezzogiorno, su cui si registra una sostanziale stagnazione (+0,1%).
Ciò evidenzia la necessità di risposte certe sull’immediato
(penso all’allungamento dei termini di pagamento e al
peggioramento delle condizioni di accesso al credito) ma anche di una
pianificazione strategica a lungo termine, per evitare che localismi,
frammentazione degli interventi e sovrapposizioni nelle competenze
dei vari enti pubblici indeboliscano ulteriormente il territorio”.
I
dati dell’industria manifatturiera
Nel
periodo luglio-settembre, la produzione industriale in Basilicata ha
accusato una flessione tendenziale del 4%, dopo una prima metà del
2011 in cui il trend recessivo aveva mostrato un certo rallentamento.
Dal punto di vista settoriale, soltanto l’industria delle macchine
elettriche ed elettroniche ha fatto registrare un incremento della
produzione nel periodo luglio/settembre (+2,8%). Nel
tessile/abbigliamento, dove il prolungato trend recessivo sembrava
essersi esaurito nel corso della prima metà dell’anno (-0,1%), si
è invece registrata una nuova pesante caduta dell’attività
produttiva (-14,2%), che ha interessato quasi il 90% delle imprese
del settore. Molto negative, e in forte peggioramento rispetto alla
prima parte del 2011, anche le performance delle industrie del
legno/mobile (-7,9%) e dei metalli (-4,1%); decisamente al di sotto
della media, invece, la flessione dei livelli produttivi
nell’industria della chimica e materie plastiche (-1,7%).
A
livello territoriale, il bilancio dell’attività industriale nei
primi 9 mesi dell’anno fa segnare un -3,7% nella provincia di
Matera e un -2,6% in quella di Potenza, sebbene nell’ultimo
trimestre l’intensità della flessione produttiva sia risultata
pressoché analoga nelle due aree.
Rallenta
l’export
Per
il secondo trimestre consecutivo l’export regionale ha accusato una
netta flessione; tuttavia, grazie al forte rimbalzo registrato nel I
trimestre, il bilancio dei primi 9 mesi dell’anno è di segno
lievemente positivo. Con riferimento ai principali settori di
esportazione, flessioni molto consistenti hanno riguardato
l’industria dell’auto, il cui fatturato estero si è ridotto del
23,4% nel III trimestre (il peggior risultato dall’inizio della
crisi). Bilancio ampiamente negativo anche per l’industria chimica
e delle materie plastiche (-25,5%, pari a 11 milioni di euro in
meno), per l’industria del mobile (-5,5%) e per l’industria
meccanica (-6,8%) dove i volumi di export erano notevolmente
aumentati nel corso della prima metà dell’anno. In
contro-tendenza, invece, il comparto agroalimentare (+16,1%), che ha
recuperato le perdite accusate nel II trimestre (-12,1%), e quello
dei prodotti energetici (+25,4%), il cui trend è soggetto a forti
oscillazioni, che riflettono anche gli andamenti delle quotazioni
petrolifere sui mercati internazionali.
Commercio
in rosso
E’
peggiorata ulteriormente la dinamica del commercio nel III trimestre
2011, con un calo delle vendite al dettaglio che ha raggiunto il
5,0%, dopo aver sfiorato il 3% nel trimestre precedente. Più
contenuta, ma analogamente rilevante, la contrazione registrata a
livello meridionale e nazionale (rispettivamente, -3,8 e -3,1%). La
crisi dei consumi, alimentata anche – nel periodo più recente -
dalla risalita dell’inflazione e dalla conseguente compressione del
potere d’acquisto delle famiglie, sta mettendo a dura prova,
quindi, la tenuta economica del comparto, che da lungo tempo ormai
chiude i conti in rosso. Preoccupa, in particolare, l’accelerazione
dei prezzi dei generi alimentari, considerata la loro rilevanza nel
paniere di spesa delle famiglie: a novembre, i rincari sono stati, in
media, del 4,7% e hanno interessato soprattutto la frutta, i prodotti
lattiero-caseari e quelli della filiera cerealicola.