“La
lotta alla corruzione deve essere di sistema”. Se lo dicessi io,
tutti penserebbero al solito rompiscatole dell’Italia dei Valori
che neanche durante le vacanze di Natale riesce a smettere di
brontolare. Invece l’ho letto nelle prime righe dell’Intervista
che il presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, ha
rilasciato oggi a Repubblica. Del resto in ogni occasione il
magistrato responsabile del controllo dei conti dello Stato non perde
l’occasione per invitare governo e Parlamento a cambiare
registro. Questa volta si è spinto fino a chiedere senza mezzi
termini la cancellazione della depenalizzazione del falso in bilancio
e una rapida ratifica della Convenzione di Strasburgo che l’Italia
, come hanno già fatto da tempo tutti i nostri partner europei, non
ha ancora ratificata dal lontano 1999. Sono cose che diciamo da un
pezzo e che sono scritte nei ddl che sull’argomento abbiamo
depositato al Senato e alla Camera. Giampaolino ha anche lanciato un
allarme: il ddl che giace da anni in Parlamento (ora e
fermo alla Camera) è insufficiente, come abbiamo più volte
denunciato anche noi dell’Italia dei Valori. Quindi il primo
impegno che deve assumere la politica è modificarlo radicalmente per
cominciare davvero una lotta seria, ed una volta per tutte, a un
fenomeno in costante aumento. Si calcola che in media negli ultimi
anni il giro delle mazzette sia stato di circa 60 miliardi l’anno
con conseguenze devastanti. Non solo su questi soldi vengono evase le
tasse, ma questo malcostume impedisce una seria e trasparente
concorrenza per cui al fenomeno, per accedere ad appalti pubblici, o
le imprese sono costrette ad adeguarsi o chiudono. Ma non è solo una
questione economica. La civiltà di un Paese, il suo grado di etica
pubblica, si misura anche sul suo grado di corruzione. E su questo
siamo messi davvero male. L’Italia occupa posizioni di retroguardia
nella classifica dei paesi meno corrotti stilata ogni anno
dall’organismo indipendente Trasparency. In Europa siamo
quartultimi, peggio di noi ci sono solo Grecia, Romania e
Bulgaria. Nell’indice di percezione della corruzione,
pubblicato il primo dicembre scorso, e che ho già commentato
nel mio blog, l’Italia è addirittura al 69esimo posto, con lo
stesso risultato del Ghana, appena sopra Tunisia e Leshoto e al di
sotto di paesi come la Malesia , l’Arabia Saudita, la Namibia , il
Ruanda, il Butan, il Botswana, l’Uruguay, il Cile e Gli Emirati
Arabi Uniti. Il risanamento dei conti e la nuova questione morale
passano anche da questo. Giampaolino lancia ancora una volta
l’allarme. L’Italia dei Valori è prontissima da sempre a
intercettarlo e a varare una legge seria per combattere il malaffare
dilagante. Il governo dei professori e i partiti che lo sostengono
cosa vogliono fare? Ci stanno o, con i loro tentennamenti,
continueranno a favorire la proliferazione del fenomeno? Se vengono
chiesti tanti sacrifici agli italiani, bisogna dare risposte serie e
convincenti in ogni settore. 60 miliardi sono l’equivalente di tre
manovre Monti. A questi si aggiungono quelli derivanti da corruzione
tra privati, un reato che l’Idv chiede da tempo di inserire nel
nostro ordinamento e che ora sollecita anche il neoministro Severino.
Se son rose fioriranno. Diversamente, smettano di illudere e deludere
gli italiani.
