Terzo giorno di sciopero della fame del portavoce del Comitato per la difesa delle Terre Joniche che dalle 17 di lunedì non ha assunto cibo e che ha ribadito oggi in una comunicazione ai prefetti di Taranto e Matera che continuerà a non farlo fino a quando non ci saranno state risposte alla rivendicazione posta a base della mobilitazione di questi giorni: le due ordinanze del Presidente del Consiglio dei Ministri per la Basilicata e la Puglia per avviare il processo di risposta al territorio ed alle comunità colpite. Ai prefetti è stata inviata la petizione indirizzata al Presidente Monti, al Sottosegretario Catricalà, al Prefetto Gabrielli, ai Presidenti di Puglia e Basilicata su cui è iniziata la raccolta di firme e di messaggi di sostegno nel sito di terrejoniche.net. Mentre il Comitato si prepara alla iniziativa di domani pomeriggio per cui dalle 16 è convocata un’assemblea che si interromperà alle 17,30 per permettere ai comuni delle zone colpite del Materano e del Tarantino di tenere i consigli comunali congiunti, riprendendo subito dopo per decidere le iniziative dei prossimi giorni. L’assemblea permanente al Presidio stasera si riunirà per decidere una lettera da inviare a tutte le realtà sociali impegnate in queste settimane nel fare fronte alle molte ferite aperte dalle alluvioni di quest’ultimo anno per proporre, oltre la solidarietà, di trovare i modi ed i tempi per ritrovarsi e dare vita ad iniziative comuni. Di fronte all’Italia che frana, la reazione unitaria dei cittadini deve essere la più forte possibile: salvare e tutelare il territorio, garantire i diritti di quanti sono dirittamente colpiti. Primo compito obiettivo che il Comitato proporrà è quello di cancellare la norma inserita nel decreto mille proroghe di febbraio che introduce la tassa sulle disgrazie, abolisce il fondo e la solidarietà nazionale ed impedisce ad istituzioni, cittadini e comunità di avere risposte
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giovedì 24 novembre 2011
Terzo giorno di sciopero della fame mentre le alluvioni continuano a mietere morti ed a provocare disastri; la nostra solidarietà vera e sentita e l’invito a stringerci insieme perché non accada agli altri quello che è accaduto a noi: attendere 9 mesi fra bugie, furbizie e false speranze e la paura che la notte ti sorprenda di nuovo l’alluvione per gli argini .
Terzo giorno di sciopero della fame del portavoce del Comitato per la difesa delle Terre Joniche che dalle 17 di lunedì non ha assunto cibo e che ha ribadito oggi in una comunicazione ai prefetti di Taranto e Matera che continuerà a non farlo fino a quando non ci saranno state risposte alla rivendicazione posta a base della mobilitazione di questi giorni: le due ordinanze del Presidente del Consiglio dei Ministri per la Basilicata e la Puglia per avviare il processo di risposta al territorio ed alle comunità colpite. Ai prefetti è stata inviata la petizione indirizzata al Presidente Monti, al Sottosegretario Catricalà, al Prefetto Gabrielli, ai Presidenti di Puglia e Basilicata su cui è iniziata la raccolta di firme e di messaggi di sostegno nel sito di terrejoniche.net. Mentre il Comitato si prepara alla iniziativa di domani pomeriggio per cui dalle 16 è convocata un’assemblea che si interromperà alle 17,30 per permettere ai comuni delle zone colpite del Materano e del Tarantino di tenere i consigli comunali congiunti, riprendendo subito dopo per decidere le iniziative dei prossimi giorni. L’assemblea permanente al Presidio stasera si riunirà per decidere una lettera da inviare a tutte le realtà sociali impegnate in queste settimane nel fare fronte alle molte ferite aperte dalle alluvioni di quest’ultimo anno per proporre, oltre la solidarietà, di trovare i modi ed i tempi per ritrovarsi e dare vita ad iniziative comuni. Di fronte all’Italia che frana, la reazione unitaria dei cittadini deve essere la più forte possibile: salvare e tutelare il territorio, garantire i diritti di quanti sono dirittamente colpiti. Primo compito obiettivo che il Comitato proporrà è quello di cancellare la norma inserita nel decreto mille proroghe di febbraio che introduce la tassa sulle disgrazie, abolisce il fondo e la solidarietà nazionale ed impedisce ad istituzioni, cittadini e comunità di avere risposte