Di
Maurizio Bolognetti, Direzione Nazionale Radicali Italiani
Poche
ore fa, Marco Pannella, intervenendo su radio radicale, ha chiesto
dove sia finita “la prepotente urgenza” di cui il Presidente
Napolitano, in qualità di garante del Diritto e dei diritti, ebbe a
parlare lo scorso 28 luglio, nel corso del Convegno“Giustizia! In
nome del popolo italiano” organizzato dai Radicali.
Il
leader radicale ha tra l’altro dichiarato: “Io non avevo capito
bene – quattro mesi fa, esattamente il 28 luglio – sulla
«prepotente urgenza», adesso mi pare diventa chiaro! La «prepotente
urgenza» era quella di fare scomparire non solo le identità – con
suicidi e tanti altri sistemi – ma anche le immagini, dei direttori
delle carceri, di decine e decine di migliaia di servitori dello
Stato – che rifiutano di divenire complici della sporca “democrazia
reale” che incombe”.
Pannella,
nel ricordare che è urgente affrontare la questione Giustizia con la
sua appendice carceraria, ha concluso il suo intervento affermando:
“Non ci rassegneremo!”
E
certo non si rassegna la deputata Radicale Rita Bernardini, che da
anni sta svolgendo un lavoro straordinario sul fronte delle carceri.
L’on. Bernardini, che ad agosto aveva avuto modo di constatare le
criticità degli istituti di pena lucani, ha nuovamente interrogato
il Ministro della Giustizia sulla situazione del carcere di Potenza,
raccogliendo la denuncia del Sappe.
Interrogazione
di Rita Bernardini
Al
Ministro della Giustizia
Premesso
che:
lo
scorso 14 novembre, il Segretario Generale del Sindacato Autonomo
della Polizia Penitenziaria (Sappe) ha diramato il seguente
comunicato: “Il Sappe vuole porre l’attenzione dei vertici
dell’Amministrazione penitenziaria sulle precarie condizioni
strutturali in cui versa la Casa Circondariale di Potenza, la cui
attivazione è risalente agli anni 50. Da tempo, infatti, si
registrano numerose anomalie strutturali che destano forti
preoccupazioni sotto il profilo della sicurezza. Da circa un mese,
dopo che i tecnici preposti ne hanno dichiarato il rischio di crollo,
è stato chiuso il Reparto penale, poiché, a causa di abbondanti
infiltrazioni di acqua, è stata compromessa la consistenza
strutturale di una parte del padiglione. Tale stato di fatto ha
comportato l’immediata evacuazione del reparto in questione con il
trasferimento di tutti i detenuti presso il Reparto giudiziario, il
quale, anche quest’ultimo, non versa in condizioni del tutto
ottimali. Al momento l’unico intervento, a parte l’immediata
evacuazione del Reparto penale, è stato quello del Provveditorato
Regionale di trasferire solo 5 detenuti in altro Istituto del
distretto; nel frattempo l’Istituto di Potenza è stato
destinatario di altri numerosi detenuti provenienti da altri Istituti
trasferiti per “sfollamento. Lo stato attuale detentivo
dell’Istituto potentino sta divenendo assai preoccupante in quanto
i reclusi sono ristretti tutti presso il Reparto giudiziario,
“stipati” in stanze anguste e assolutamente non adeguate a quello
che prevede il Dpr 30 giugno 2000, nr. 230, con negative
ripercussioni sulla sicurezza del personale di Polizia Penitenziaria,
costretto a escogitare quotidianamente soluzioni per “tamponare”
le colossali inadeguatezze. A tal riguardo abbiamo chiesto
urgentemente di attivare gli Uffici competenti affinché vengano
posti in essere ulteriori idonei provvedimenti, anche di tipo
deflattivo, nei confronti dei detenuti, finalizzati a riportare un
regolare stato di vivibilità detentiva all’interno della struttura
penitenziaria, al fine di evitare che la situazione possa determinare
episodi di criticità a danno dell’Amministrazione e del personale
che, allo stato, risulta essere assolutamente sotto organico e
pertanto numericamente inidoneo a fronteggiare situazioni di notevole
gravità. Oltre alla predetta situazione si è verificato, infatti,
il continuo “scollamento” di pesanti lastre di marmo che
rivestono il muro di cinta, ed anche se la parte interessata è stata
parzialmente interdetta al passaggio di pedoni le barriere poste in
essere per transennare la zona appaiono assolutamente inidonee e
prive di sicurezza. Numerose infiltrazioni di acqua piovana
provengono dai solai posti nelle due caserme (femminile e maschile) e
nella porta carraia, soprattutto causate dal deterioramento degli
impianti di canalizzazione dell’acqua, tanto da creare forti getti
di acqua all’interno dei predetti locali, ponendo fondati dubbi
sulla idoneità delle condizioni igienico sanitarie. Sarebbe più
corretto porre tempestivi interventi di ripristino, evitando un
disastroso deterioramento delle strutture, con l’aggravio di costi
per le riparazioni. Per ultimo, e non per minore importanza, la
parziale funzionalità dell’impianto termico, che determina
ulteriori precarie condizioni di vivibilità sia per i detenuti che
per il personale di Polizia Penitenziaria, quest’ultimo costretto a
lavorare con temperature inidonee, in particolar modo nelle ore
notturne e ancor di più se si pensi alle particolari condizioni
climatiche della Regione”:-
quali
iniziative il Ministro in indirizzo intenda porre in essere per far
fronte ed eliminare le criticità denunciate dal SAPPE;
quali
motivi abbiano fino ad ora impedito di procedere in tal senso.