Con
l’Itrec che rischia di diventare sito provvisorio -definitivo per
le scorie nucleari e con la Regione Basilicata che si ritrova
svenduta ai petrolieri della peggior specie, dopo il fallito
memorandum sul petrolio, non vogliamo assolutamente altri memorandum
a favore delle multinazionali o degli affaristi di turno per
l’utilizzo delle energie rinnovabili.
La
regione Basilicata dal canto suo non deve mistificare le biomasse con
il Cdr (il famigerato combustibile, derivato dai rifiuti) attraverso
delibere regionali .Cdr ,già ultra pagato dai contribuenti nella
TARSU e potenziale produttore di diossina da utilizzare in centrali
a biomaschera (non biomassa) e cementifici. Ne deve attuare piani dei
rifiuti per produrlo il Cdr ,come vorrebbe fare anche in provincia di
Matera .Poi il caso Fenice ci insegna che non esistono controlli e
impegno delle amministrazioni per la tutela della salute delle
popolazioni .
In
Basilicata i progetti delle centrali a biomasse sono veramente
tanti e con potenze elevate (Mercure,
Stigliano.Ferrandina,Tricarico,Teana, ora anche Grottole ),quando non
esistono biomasse vegetali sul territorio in grado di soddisfare tale
richiesta.
L’eolico
utilizzato a uso e consumo di tante società non ha fatto
l’interesse delle comunità che attraverso consorzi comunali
avrebbero potuto utilizzare queste risorse per dare energia gratis
alle famiglie , qui i nuovi progetti e le potenze da installare
superano i 1.000 MW.
La
regione Basilicata inoltre non ha incentivato in modo massiccio il
solare per le famiglie come ha fatto ad esempio la regione Calabria
o la regione Sicilia.
Le
rinnovabili possono essere sviluppo per una regione se sono eque e
non memorandate da accordi che portano sviluppo a pochi ,mentre è
distrutto un territorio e con esso ambiente ed economie
locali(agricoltura e turismo).
Ne
si possono accettare i piatti di lenticchie delle cosiddette
compensazioni ,o peggio ancora i posti di lavoro da “netturbino “
per i giovani lucani laureati all’Università di Basilicata.
All’Itrec
la più becera clientela politica e le leggi sul lavoro hanno
portato alla Basilicata un nuovo primato , il “precariato nucleare”
ossia il top del precariato. Giovani illusi da promesse che
lavoreranno 3, 6 0 12 mesi in mezzo ai bidoni di scorie nucleari con
il titolo di netturbino nucleare. Il resto emigra in ragione di 3000
unità all’anno dalla nostra regione.