di Giuseppe Coniglio
PISTICCI – Due giorni all’insegna
della tradizione, del rispetto e del culto dei defunti,
particolarmente sentiti dalla comunità pisticcese che dedica sempre
alle cappelle ed ai loculi particolare cura, attenzione e massima
dedizione. Un rito che si rinnova da oltre 150 anni, da quando cioè
fu aperto il cimitero, sulla cima del monte Corno, in località
Casale. Così è stato ricordato il giorno dedicato ai defunti anche
dai molti pisticcesi residenti fuori e che per l’occasione si sono
ritrovati in un abbraccio ideale con i loro cari. Tramontata ormai da
mezzo secolo la pratica della nenia-naccarata, il lugubre lamento
funebre che tanto angosciava i presenti e soprattutto i minori, e che
fu oggetto di studio da parte dell’etnologo Ernesto De Martino, ora
il dolore si manifesta attraverso un comportamento più composto, con
gli omaggi floreali, con il silenzio e con la preghiera. Per
facilitare l’accesso al cimitero, l’amministrazione comunale ha
adottato particolari misure, potenziando il servizio dei bus-navetta
che ha funzionato alla perfezione. Una folla di fedeli ha pure
partecipato alla funzione religiosa pomeridiana officiata dal clero
nella vicina chiesa dell’abbazia di S. Maria La Sanità. I numerosi
visitatori hanno pure avuto la possibilità di poter rilevare
finalmente la perfetta pulizia con cui gli addetti mantengono il
luogo sacro, curato in ogni suo aspetto, dai bagni pubblici ai viali
fino alla facciata e il piazzale esterno. Il viale principale è
stato arricchito con una nuova rete elettrica e su ogni lampione è
stato deposto un fiore. Particolarmente onorato anche il sepolcreto
in cui da qualche anno riposano i resti delle vittime della frana
della Notte di S, Apollonia del 9 febbraio 1688 che causò circa
trecento vittime. Ad attirare la curiosità e l’interesse dei
visitatori anche le cappelle gentilizie progettate negli anni ’30
dal celebre architetto pisticcese Bruno Ernesto La Padula, che
rispecchiano la tipica architettura di stile novecentesco.
