Nelle
ultime settimane, in seguito alla denuncia della moria di pesci nel
fiume Basento in data 17 settembre e ai fatti che (non) ne sono
conseguiti, è cresciuta in una parte (evidentemente ancora molto
piccola) della popolazione una certa inquietudine dovuta innanzitutto
al fatto in sé, ma ancor di più al pesante silenzio da parte delle
istituzioni e di tutti quei partiti e movimenti che solo pochi mesi
fa, in campagna elettorale, si erigevano a paladini dell’ambiente e
hanno speso fiumi di parole sulla necessità di vigilare e tutelare
il territorio e di ripensare al suo rilancio nell’ottica della
sostenibilità ambientale.
Questa
inquietudine si è palesata nel comunicato congiunto diffuso il 29
settembre da Lista dei Cittadini e Sui-Generis del Comune di Pisticci
e L’Alternativa di Ferrandina, che hanno avvertito la necessità e
l’urgenza di fare fronte comune e invitare le rispettive
Amministrazioni comunali e tutte le forze politiche e civili
dell’area della Val Basento ad intraprendere azioni volte al
chiarimento delle cause e dei responsabili dell’inquinamento che da
decenni viene perpetrato in silenzio a danno del fiume Basento e
delle comunità locali, che evidentemente ne subiscono le inevitabili
ripercussioni sulla salute.
Altre
associazioni del territorio hanno aderito e rilanciato l’appello
delle tre civiche che ha portato all’organizzazione di un dibattito
pubblico che ha avuto luogo venerdì 28 ottobre a Marconia, al quale
hanno partecipato diverse associazioni, movimenti e cittadini della
provincia di Matera e Potenza per discutere delle tematiche
ambientali che interessano le varie aree della regione, accomunate in
primis da un dato
emerso all’inizio del confronto, che è al momento l’unico
dato certo e documentato di cui disponiamo: l’alta
incidenza di casi di tumori nella nostra Regione.
Dai
dati dell’Istituto Superiore della Sanità risulta infatti che,
mentre nel resto d’Italia l’incidenza dei casi di tumori è in
diminuzione, nella regione Basilicata questo valore è in
controtendenza: continua
ad aumentare ( fonte
dati : http://www.tumori.net/it/banca_dati/query.php
). Sono numeri impazziti quelli dei dati tumorali in Basilicata. Ciò
non trova riscontri nei dati sull’entità dei fattori di rischio
legati alle attività industriali in Basilicata (dati
http://www.isprambiente.gov.it/site/it-IT/Temi/Rischio_industriale/Mappatura_del_rischio_industriale_in_Italia/).
Aldilà
della moria di pesci, sono questi i dati empirici su cui focalizzarsi
per comprendere, semmai la classe politica nutrisse ancora dei dubbi,
che il problema ambientale in regione è reale e tangibile.
I
dati in Basilicata rappresentano un buco nero e le recenti vicende
dell'ARPAB riguardanti la Fenice di Melfi e i suoi dati che attestano
un decennale inquinamento, con valori in alcuni casi superiori di
circa 700 volte i valori massimi stabiliti per legge, pongono dubbi (
eufemismo per non dire certezze) sulla credibilità dell'ente stesso
e sulla sua funzione di tutela della salute di noi cittadini.
Da
più parti è emerso come il problema, pur oggettivandosi nell'ARPAB,
risiede a livelli più elevati ossia in una classe dirigente che
sembra non avere una vision e non è in grado di controllare
strutture di sua nomina che dovrebbero garantire non le poltrone ma
la nostra salute.
Il
ricatto occupazionale
della logica “sfrutta, inquina e fuggi” in una delle regioni più
povere d'Italia, rappresenta in maniera nitida l'assenza di strategie
occupazionali del governo regionale che al contempo garantiscano la
salute ma che, allo stato attuale, pongono i cittadini di fronte al
bivio “MANGIARE - TUTELA DEL TERRITORIO E DELLA SALUTE”.
Considerando
che la scarsa presenza di attività industriali non giustifica da
sola questo allarmante dato, è emersa chiaramente da più parti la
necessità di indagare ed individuare tutte le possibili cause, che
vanno ricercate su vari fronti:
- Presenza di amianto nel territorio
- Estrazioni petrolifere
- Utilizzo di prodotti chimici altamente inquinanti in agricoltura
- Inceneritori
- Rifiuti radioattivi
- Discariche
- Smaltimento di rifiuti pericolosi (provenienti da fuori regione e dall’estero)
Tali
problematiche, da anni irrisolte dalla governance politica,
accomunano l’intera regione e sono alla base della volontà comune,
ribadita più volte durante l’incontro, di creare una rete che
costituisca un ponte tra i territori, per la condivisione e
diffusione delle informazioni e l’elaborazione di proposte volte a
contrastare la mancanza di una seria e trasparente politica
ambientale da parte di un sistema asservito alle logiche del potere
politico, in nome del quale si sacrifica la salute e la vita delle
comunità.
Durante
l'assemblea pubblica è stata data evidenza dell'incontro del
coordinamento a cui hanno preso parte, tra rappresentanti di
associazioni, comitati, movimenti lucani e cittadini, circa una
cinquantina di movimenti, che si è svolto a Matera domenica 23
ottobre per discutere la proposta di redazione di un disegno di legge
di iniziativa popolare che chieda la modifica della legge Regionale
del 2001 riguardante la gestione dei rifiuti
(http://www.olambientalista.it/index.php/nuova-rotta-rifiuti/).
Il nascente coordinamento, è
stato precisato, non ha colori politici, né simboli né altre forme
di cappello.
Alla
fine di circa 3 ore di confronto l'assemblea partecipata si è
conclusa con le seguenti azioni a breve termine, che vanno ad
integrare la proposta di legge di iniziativa popolare sui rifiuti di
cui sopra:
- Valutare la fattibilità di costituirsi parte civile da parte di movimenti, associazioni e liberi cittadini;
- Sollecitare le amministrazioni comunali dei territori interessati a costituirsi parte civile in un processo volto a stabilire le responsabilità;
- Chiedere la non secretazione dei dati Arpab (in particolare Val Basento) avvalendosi della “Convenzione di Aarhus” del 1998 “Convenzione sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale” (http://www.minambiente.it/menu/menu_attivita/La_Convenzione_di_Aarhus.html);
- Chiedere il commissariamento dell’Arpab per acclarata incapacità di svolgere le funzioni attribuitegli dalla legge;
- Analisi ambientali indipendenti;
- Fare pressione sull’Ordine dei medici regionale affinché prenda una chiara posizione sui dati inerenti al numero crescente di patologie tumorali e attivi i propri canali per tutelare la salute dei cittadini. In caso di esito non positivo della risposta dell’Ordine dei medici valutare la possibilità di procedere con un esposto-denuncia.
- Azioni dimostrative (sit-in, manifestazioni, presidi, banchetti informativi ecc.)
La
dimensione regionale delle problematiche deve necessariamente UNIRE
tutti i movimenti lucani in azioni coordinate e dettate dal principio
di solidarietà reciproca tra le varie comunità. Questo un assioma
da cui non si può prescindere per dar corpo ad una parola,
“CAMBIAMENTO”, in una regione, tra le più povere d'Italia, ma
tra le più ricche di risorse.
La
prossima riunione della Rete Movimenti Lucani è fissata per il 12
novembre probabilmente a Pisticci.
Per
essere informati e partecipare al CAMBIAMENTO seguici su:
gruppo
facebook: Rete Movimenti Lucani
oppure
compila il form al seguente link:
I Movimenti presenti alla
riunione
Ehpa, Karakteria,
Emanuele11e72, AIEA, Sui Generis Matera, Sui generis Pisticci Lab,
Lista dei Cittadini, Etnie, Brigante Sound, Il Conformista, Lista
civica L’Alternativa, I Lu-Cani, AIDO, Associazione Krikka e liberi
cittadini.
