Da
un Comunicato stampa della protezione civile diffuso dall’ANSA, prendiamo atto
che il problema legato alla mancata emissione della ordinanza da parte del
Presidente del Consiglio dei Ministri sarebbe tutt’altro che “tecnico”. Il capo
della protezione civile fa sapere che il problema starebbe nella “mancanza dello
stanziamento di fondi nazionali” al fianco di quelli già stanziati dalla Regione
Puglia.
Dopo
nove mesi siamo ancora a questo punto. Il portavoce del Comitato TerreJoniche,
costantemente in contatto con gli interlocutori nazionali e regionali, ha appena
rivolto loro questo appello: “Fate presto, si verifichi già nel pomeriggio di
oggi se è possibile attivare immediatamente fondi a disposizione della
Presidenza del Consiglio dei Ministri come è stato fatto d’urgenza per Toscana e
Liguria e, comunque, si emetta subito l’ordinanza (OPCM) per la Puglia anche
solo con le risorse messe a disposizione dalla regione Puglia. Il dispositivo
del decreto mille proroghe, infatti, prevede che, in caso di calamità dopo la
dichiarazione di Stato d’emergenza, intervengano in prima battuta le Regioni
mettendo a disposizione risorse proprie (che possono essere “anche”, nel caso la
Regione non possedesse fondi liberi, reperite dall’aumento della tassazione
regionale) e solo in seconda battuta interverrebbero i fondi nazionali. Vero è
che si sta consolidando un virtuoso meccanismo per cui lo Stato interviene a
fianco delle risorse regionali (con il ché, nei fatti, superando la trappola
voluta dal mille proroghe che aveva l’unico effetto di non dare risposte ai
cittadini) come è avvenuto, per esempio, per la Basilicata ma noin è colpa dei
cittadini se non siete riusciti a trovare prima un accordo nonostante che il
Comitato lo abbia sollecitato e indicato come via d’uscita. Ora non fate pagare
le colpe dei vostri ritardi e sottovalutazioni ai cittadini. Si intervenga
subito,l trovando immediatamente risorse libere o emettendo, intantyo,
l’ordinanza con quelle già rese disponibili dalla Regione Puglia. Sapremo
valutare anche da questo se la classe dirigente regionale (tutta) e nazionale
avrà saputo rispondere alle esigenze, di rigore, giustizia ed equità poste a
base della fase nuova aperta nel Paese.” Alle ore 16 inizia, a maggior ragione,
il nuovo sciopero della fame.
