Il
tribuno Tonino colpisce ancora. Piomba in Basilicata e punta a fare
bella figura suonando la campana dell’ultimo giro per l’assessore
regionale alle attività produttive Erminio Restaino. Il Tonino
nazionale sa bene che i suoi governano la Lucania Fenix da oltre un
decennio e quindi non può allargarsi troppo. E certo, non possiamo
pretendere dal Tribuno un’analisi che sposi la tesi radicale del
“Caso Basilicata come simbolo del caso Italia”.
A
Tonino e ai sepolcri imbiancati che lo rappresentano possiamo però
chiedere come mai non si siano accorti prima di quanto andava
avvenendo in seno alla lottizzatissima agenzia regionale per
l’ambiente. Lottizzata non solo dalla corrente Restaino.
Come
avvoltoi intorno a una carogna, tutti si accaniscono sul cadavere
politico di Erminio Restaino, ma nessuno vuole analizzare il sistema
di potere che ha prodotto “Il caso Arpab”.
Volendo
seguire il filo dei ragionamenti dipietristi, trovo piuttosto
riduttivo che ci si limiti a chiedere la testa di Restaino, non
proferendo verbo su tutti coloro che hanno ricoperto la carica di
assessore regionale all’ambiente, sul dipartimento ambiente della
Provincia targato IDV o sulle assunzioni di interinali in Regione,
anche quelle lottizzate.
Ogni
volta che ascolto Di Pietro ho la sgradevole sensazione che tragga
ispirazione dal codice di diritto canonico più che dal dettato
costituzionale.
Da
buon fariseo, il Tonino nazionale utilizza la questione morale in
base alle contingenze, alle coordinate geografiche e alle cariche
ricoperte dai suoi accoliti.
A
chi annuncia la nascita di non so quale terza repubblica, gioverà
segnalare che nella migliore delle ipotesi siamo ancora ai tempi
supplementari della prima, ai regolamenti di conti tra cosche
partitocratiche e in un clima da basso impero romano.
