All’indagine
di Legambiente, che intende restituire una fotografia degli
investimenti degli enti locali per la sostenibilità e la sicurezza
degli edifici scolastici, hanno partecipato 91 Comuni. I dati
presentati sono relativi al 2010 e sono stati raccolti tramite
questionario. Possesso dei certificati di collaudo statico,
agibilità, agibilità igienico-sanitaria, impianti elettrici a
norma, porte antipanico e requisiti di accessibilità, servizio
pedibus, piste ciclabili nelle aree circostanti, raccolta
differenziata, installazione di impianti di energia rinnovabile: i
parametri considerati per la realizzazione del rapporto. Sicurezza
dunque ma anche servizi e buone pratiche a favore delle scuole.
Pochi, nel
complesso, i passi in avanti rispetto agli anni precedenti.
“Non si
riesce a uscire dall’emergenza -
commenta Vanessa Pallucchi, responsabile Legambiente Scuola e
Formazione -. Gli enti locali,
strozzati fra il patto di stabilità e il mancato trasferimento di
fondi dallo Stato, non riescono più a stanziare sufficienti
finanziamenti per la manutenzione delle scuole e il livello di
qualità dei servizi scolastici, come mette in evidenza il nostro
rapporto. Il primo stralcio di 358 milioni di euro del miliardo dei
fondi Cipe per l’edilizia scolastica pare non essere arrivato
ancora a destinazione. Il nodo aperto rimane l’aumento dei
finanziamenti previsti per la messa in sicurezza delle scuole,
associato a una programmazione che individui le priorità da
affrontare. Ma per fare questo è necessario l’accesso ai dati
dell’anagrafe scolastica, che malgrado gli annunci non sono ancora
noti. Per questo chiediamo ancora una volta che l’anagrafe sia
finalmente pubblicata, anche con dati parziali, riconoscendo ai
cittadini il diritto di sapere le condizioni reali delle nostre
scuole”.
Anche
quest’anno la forbice tra le città del sud e delle isole e quelle
del nord e del centro è molto ampia:
Benevento (21°) e Lecce (22°) sono le prime città del sud in
graduatoria mentre Olbia (32°) è la prima tra quelle delle isole.
Un divario che non accenna ad
assottigliarsi soprattutto sul fronte dei servizi e delle buone
pratiche a favore delle scuole.
Potenza e
Matera si collocano in fondo alla classifica, rispettivamente al
72esimo ed all’82esimo posto, anche se non mancano, elementi di
eccellenza sui singoli parametri, legati principalmente agli
investimenti per manutenzione ordinaria.
Veniamo
all’analisi dei dati lucani. Anche
nella nostra regione il patrimonio immobiliare scolastico è e rimane
vecchio: circa il 50% degli edifici
risale a prima del 1974 e solo il 12,9% è stato costruito negli
ultimi venti anni. Il 62,90% degli edifici continua a necessitare di
manutenzione urgente
e, negli ultimi 5 anni, il 45,16% delle strutture è stato sottoposto
a interventi di manutenzione
straordinaria. Su scala nazionale,
gli investimenti per la manutenzione straordinaria e ordinaria
scendono entrambi del 14% rispetto all’anno precedente, ma i dati
seguono andamenti diversi da regione a regione. La
Basilicata è una delle regioni per cui si registra il maggior
progresso degli investimenti in manutenzione ordinaria.
Il 40,3% degli
edifici è costruito con criteri
antisismici e per il 43,55% di essi
è stata eseguita la verifica di vulnerabilità
sismica. Trend positivo per gli
interventi volti a eliminare le barriere
architettoniche. Solo il 17,74%
delle scuole ha un giardino nelle aree antistanti il proprio edificio
e circa la meta dì esse ha strutture per lo sport.
Il rapporto
introduce, anche, per la prima volta i parametri sulla localizzazione
delle scuole in isole pedonali (0%), ZTL (0%)e all’interno di
parchi urbani (2,86).
Positivo, in
controtendenza con il dato nazionale, il dato sul servizio di
scuolabus
che copre il 100% degli istituti.
Tra i parametri
sui rischi ambientali interni agli edifici scolastici, a livello
nazionale si registra un significativo incremento dei Comuni che
hanno realizzato il monitoraggio
sulla presenza di amianto
all’interno delle strutture. Nella nostra regione il monitoraggio
ha interessato il 100% degli edifici con il 2,86 % di casi
certificati, tutti sottoposti ad azioni di bonifica.
In merito alla
prossimità degli edifici scolastici a
fonti esterne d’inquinamento ambientale,
i valori maggiori si riscontrano per la vicinanza di aree industriali
tra uno e cinque chilometri (60%), di aree industriali entro un
chilometro (40%), di autostrade (17,14), di distributori di benzina
(8,57%) e di fonti d’inquinamento acustico (5,71%).
Un risultato
in chiaro-scuro per i servizi e le pratiche ecocompatibili.
Se da un lato nelle scuole dei due capoluoghi lucani si distribuisce
acqua di rubinetto e si registra una presenza di prodotti biologici
nel 100% pasti (anche se solo nel 2,86% dei casi i pasti sono
interamente biologici), dall’altro si riscontra l’assenza di
raccolta differenziata ed un dato dichiarato pari a zero per
l’utilizzo di fonti d’illuminazione a basso consumo e
sull’impiego di fonti rinnovabili.
