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sabato 29 ottobre 2011

No Scorie Trisaia. "La Sogin è ancora controllore di se stessa dentro l'Itrec di Rotondella".



Il rischio di esposizione radioattiva per la popolazione del Metapontino e della vicina Calabria, deve essere fissato entro il limite di non rilevanza radiologica pari a 10 microsievert/anno . E non a quello al limite fissato dal D.Lgs 230/95, pari a 1 millisievert/anno.
Dopo circa otto anni dai "Centomila di Scanzano" e dal tentativo di ubicare il deposito nazionale di scorie nucleari a Terzo Cavone, in tema di controlli e regole nell'ambito della gestione dei materiali radioattivi, sembra non essere cambiato nulla. Ci riferiamo sia ai limiti di emissioni ancora troppo elevati e anche ai controlli interni al centro nucleare di Rotondella, con l’Arpab che doveva realizzare a tutela della trasparenza e della sicurezza, ma anche a rispetto dei numerosi impegni istituzionali presi ai Tavoli della trasparenza di settore (occorre specificare perché oramai la Regione indice quotidianamente tavoli  e cabine di regia), dove era presente anche l'Ispra. Tavolo della trasparenza incentrato sul monitoraggio sugli effluenti liquidi e eventuali aeriformi rilasciati dalle vasche di scarico/condotta a mare e dai camini all’interno dell’Itrec.
Controlli che all’interno dell’Itrec ,ossia alla fonte degli inquinanti, Sogin resta controllore e controllato, mentre l'Arpab nemmeno ci entra a fare rilievi.
Fu proprio dopo i fatti di Scanzano che facemmo notare alle istituzioni l’incongruità del controllore e del controllato sull’impianto nucleare lucano, incongruità che poi si è rilevata esistente anche per altre realtà inquinanti, come il Centro oli di Viggiano ed Edf Fenice. Qui dopo dieci anni di attività - e sempre su denuncia delle associazioni - la Regione si è accorta di non ottemperare ai propri obblighi istituzionali. Anzi, che i dati venivano addirittura nascosti.
Nel centro Itrec di Rotondella dovrebbero partire lavori importanti come la messa in sicurezza della ex “fossa irreversibile”, un sarcofago interrato di residui di lavorazione nucleari di II categoria (e forse anche di III cat. vista la mancata trasparenza istituzionale sull’argomento), molto pericolosi. Per cui attuare controlli direttamente sulle fonti inquinanti diventa necessario per la tutela delle popolazioni. Come diventa importante garantire attraverso il miglioramento dei processi di lavorazione la messa in sicurezza dei rifiuti  nucleari e l’abbattimento delle emissioni di radionuclidi alla fonte, agendo sulla formula di scarico degli inquinanti.
Considerato che la formula di scarico attualmente autorizzata alla Sogin, per gli scarichi degli effluenti liquidi e aeroformi, è ancora quella originaria, autorizzata quando l’Itrec aveva compiti di attività nucleare, chiediamo al presidente Vito De Filippo, oltre ad attivare i controlli interni, di rivedere con apposita normativa regionale la formula di scarico in modo da garantire, anche al massimo utilizzo delle strutture dell'impianto, un'esposizione per la popolazione entro il limite di non rilevanza radiologica di 10 microsievert/anno e non al limite fissato dal D.Lgs 230/95, pari a 1 millisievert/anno.