Il
“Caso Fenice” ormai scivola sempre più verso la farsa. Dopo le
chiamate di correo fatte da chi ha deciso di dismettere i panni di
capro espiatorio, dopo i non so, i non ricordo, i “dovrei sapere,
ma non so”, il consiglio regionale ha deciso di varare una
commissione d’inchiesta per fare definitiva luce su responsabilità
e omissioni. Che dire? A me sembra che le responsabilità siano
talmente chiare e diffuse che forse una commissione più che far luce
potrebbe addirittura occultarle. Con un pizzico di pessimismo affermo
che in Italia, di solito, le commissioni d’inchiesta si creano per
seppellire la verità, e certo non starò qui a citare il “Caso
Moro” con le due relazioni, una delle quali a firma del solo
Leonardo Sciascia, allora deputato radicale. L’unico modo per dare
un senso a questa commissione d’inchiesta sulla vicenda
dell’inceneritore Fenice è quello di rendere la stessa una casa di
vetro, con dirette audio-video e stenografici disponibili in rete.
Occorre coinvolgere un’intera regione, perché un’intera regione
ha il diritto di sapere. Non ci è piaciuto dover leggere nei verbali
che riportano le audizioni tenute dalla terza commissione consiliare
– dove opportunamente i radicali non sono stati auditi – un lungo
elenco di omissis. Ecco, diciamo fin d’ora al Presidente della
istituenda commissione che vorremmo essere ascoltati, perché sul
tema di cose da dire ne abbiamo tante. Ci auguriamo che le prese di
posizione di queste ore non siano da ascrivere alla voce kamasutra
partitocratico e che alle parole seguano fatti e atti concreti. La
stessa Provincia di Potenza non può non assumersi le responsabilità,
che pure le competono, e tutti dovrebbero ricordarsi che questa
regione è stata condannata dalla Corte di Giustizia Europea proprio
per trucchetti simili a quelli adottati nella vicenda Fenice.
Rilasciare l’Aia alla Edf significa consegnare a lor signori una
licenza di uccidere. Per onestà intellettuale non si possono
circoscrivere le responsabilità di tutto ciò che non ha funzionato
al solo Sigillito e alla sola Arpab. L’Agenzia regionale per la non
protezione dell’Ambiente, opportunamente lottizzata a 360° dalle
locali truppe partitocratiche, è solo il luogo dove si fa il lavoro
sporco. Non a caso, l’ex direttore Sigillito ha tenuto a ricordare
una comunicazione inviata alla Regione nel marzo del 2007. Ci
chiediamo: questa volta, mentre la Procura di Potenza indaga da
tempo, la Procura di Melfi interverrà o si aggrapperà di nuovo al
“senso di responsabilità”? Il forno rotante di Fenice è stato
alimentato in questi anni da un sistema che ha negato legalità,
Stato di diritto, democrazia e conoscenza. Parafrasando Marco
Pannella, affermiamo una volta ancora che la strage di legalità non
poteva che tradursi in strage di popoli.
