Tra
i motivi principali della protesta popolare degli Indignati oggi e domani a Roma
c’è la lotta alla casta e ai loro privilegi. Non deve sfuggire, in proposito, ai
giornali regionali che stanno svolgendo un’importante campagna di informazione
sui vitalizi ai politici, che tra i numerosi casi di privilegi nella
manifestazione romana è stata raccontata la battaglia di sei parlamentari, tutti
siciliani, che hanno presentato ricorso alla Corte dei conti contro il taglio
della doppia indennità, ossia la possibilità di sommare al già riccchissimo
stipendio di parlamentari nazionali, i vitalizi (tra i tremila e seimila euro)
maturati nel corso della loro attività di deputati regionali. In altre parole,
questo piccolo drappello bipartisan vergognosamente riscuote nello stesso tempo
stipendio e pensione. Eppure, con un insolito scatto di lucidità, prima della
pausa estiva, la presidenza dell’Ars (il parlamento siciliano) aveva imposto il
divieto di cumulare le due indennità. Scelta saggia e in linea con il richiamo
al rigore cui tutti i cittadini sono chiamati in questo momento. Ma i sei avidi
e affaristi parlamentari non ci stanno, ritengono questa decisione
“illegittima”: “I nostri diritti non si toccano” dichiarano indignati nel
ricorso. Li chiamano proprio così: diritti. Mica privilegi. Non ci pare che
l’Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale della Basilicata abbia assunto
un provvedimento analogo a quello dell’Assemblea Siciliana bloccando il doppio
vitalizio che riguarda un alto numero di ex consiglieri regionali lucani
diventati successivamente deputati e senatori. E allora perché nessuna voce si
alza in questo senso? Il risparmio - da destinare ad attività sociali e
socio-assistenziali - è sicura mente notevole per il numero di doppi vitalizi
che in alcuni casi diventano tre perché si sommano alla pensione di docente
scolastico o impiegato statale od altro. Un’altra azione da richiedere con
forza, dopo la “vicenda Antezza”, è l’abrogazione di quella legge regionale del
2002, di cui ignoravamo l’esistenza, che prevede un grado minimo di invalidità
al lavoro per ottenere la cosiddetta baby pensione. Noi sappiamo solo che quando
i nostri anziani vanno a visita di controllo alle Commissioni dell’Azienda
Sanitaria per il riconoscimento dell’invalidità civile devono subire un lungo e
faticoso iter burocratico per vedersi, magari, riconosciuto anche il 100 per
cento di invalidità ma non l’indennità di accompagnamento che è necessaria per
l’assistenza personale di cui hanno assoluto bisogno. Questo significa che
devono pensarci le famiglie mentre ai politici regionali è sufficiente anche un
grado minimo, pur essendo autosufficienti, per avere maggiori diritti economici.
Ma come si possono accettare e concepire questi illeciti, illegali, indecenti,
disumani e vergognosi privilegi concessi e legiferati per se stessi da
una classe politica insaziabile ?
Per
questo il nostro slogan è “Fare
piazza pulita” di tutti i privilegi della casta.
Filippo Massaro-Csail
Comitato Promotore
Indignati Lucani
