Nemmeno
era venuta fuori la notizia di una possibile - e quasi verrebbe da
dire auspicabile - espulsione dei Radicali dal gruppo del PD, che la
“soldataglia” e i quadri di partito lucani si sono scatenati in
una sorta di caccia all’uomo. Insomma, l’ennesimo segnale di una
insofferenza e di un riflesso quasi pavloviano di chi alla politica
preferisce la lottizzazione e il clientelismo. Tra i primi a puntare
il dito, il figlio del Presidentissimo di Acquedotto lucano, che per
dirla con Salvemini ha dato più da mangiare che da bere. I toni?
Potete immaginarli! Inquisitori, con il dito puntato a mo’ di
lupara partitocratica. I Franceschini e le Bindi invocano i probi
viri e i soviet locali si scatenano nella caccia al radicale. Da ore
è in corso un “democratico” linciaggio, dove manca solo l’accusa
di taglio togliattiano di radicalfascisti. Addirittura c’è stato
chi ha affermato: “Uno stato serio fa pagare chi sbaglia”.
Ullalà, ma quanto rigore! Troppa grazia, madama la marchesa!
Peccato, davvero peccato, che il nostro non sia né uno Stato serio,
né uno Stato democratico, ma piuttosto uno stato delinquente
abituale, che trasforma la detenzione in tortura per i detenuti e
l’intera comunità penitenziaria. Uno Stato dove all’amnistia
legale proposta dai radicali si preferisce l’amnistia clandestina e
di classe che produce ogni anno 170mila prescrizioni. Uno stato
canaglia pluricondannato dall’Europa sull’amministrazione della
giustizia. Uno stato dove la possibilità di ricevere giustizia per
imputanti e vittime è davvero scarsa. Ma in assenza di dibattito,
un’indignazione fasulla e pelosa monta e assume, lo ripeto, i
tratti e le caratteristiche del linciaggio senza uno straccio di
possibile autentica replica. In questo paese si può discutere solo
di escort e di cronaca nera e di certo non una volta è stato
concesso a Marco Pannella e ai radicali di spiegare il perché della
proposta di amnistia, da intendersi non come atto di clemenza, ma di
giustizia. No, lor signori preferiscono l’amnistia di classe,
quella di cui ha goduto Massimo d’Alema sulla vicenda cliniche
riunite. Preferiscono aggiustare le cose loro come si fa tra cosche.
E se no che palermitani e corleonesi sarebbero? Ma il linciaggio
continua, e lì con il dito puntato arrivano a dirti che i deputati
radicali sono dei nominati. Loro che hanno silurato la volontà
popolare a favore dell’uninominale maggioritario. Loro che non
hanno proferito verbo quando a pochi giorni dalle elezioni si è
cambiata la legge elettorale. Loro che non hanno dato risposte sui
brogli reiterati. Loro, quelli che “la legge si interpreta per gli
amici e si applica per i nemici”. Loro che nulla hanno avuto da
dire quando i radicali affermavano che senza democrazia non ci sono
elezioni, ma solo violente finzioni contro i diritti civili e umani.
Ed eccoci qui a parlare di probi viri e politburo, mentre si dovrebbe
discutere di una democrazia malata. Ed eccoci qui, ad ascoltare il
moralizzatore Di Pietro che parla di visibilità a buon mercato.
Povero Tonino, lui di mercato e di mercanti se ne intende. Tonino,
però, non rappresenta un problema per i “demogratici”, i
radicali sì. Perché i radicali rappresentano un dato antisistema. I
radicali prospettano alternative a questo pestilenziale status quo.
Per
dirla con Marco Pannella, cari demogratici questa non è “una crisi
di legislatura, è una crisi di regime, dalla quale non si può
uscire chiudendosi all’interno dei recinti dei propri partiti e
degli equilibri e rapporti partitocratici, sempre più distanti dal
sentimento e dalle speranze dell’opinione pubblica. Se ne può
uscire avendo il coraggio di aprire un dibattito a tutto campo, che
coinvolga l’intero Paese, sull’assenza di democrazia, la
sistematica e consapevole violazione da parte delle istituzioni della
loro stessa legalità costitutiva, sul soffocamento da parte dei
detentori del potere politico dei principi e delle garanzie dello
Stato di diritto”.
Sono
orgoglioso di appartenere alla pattuglia democratica radicale, che ha
innalzato alla Camera il vessillo della legalità e dello stato di
diritto, mentre tutti gli altri erano impegnati nella consueta guerra
tra bande, dove non può esserci spazio per chi vuole onorare la
politica e la nobiltà della politica.
Il
PD vuole espellerci? E da cosa? Il regime, di cui il PD è parte
integrate, ci ha già espulsi. Hanno espulso i temi di cui ci
occupiamo. Hanno espulso Marco Pannella e Luca Coscioni. Hanno
espulso il nostro simbolo e le nostre liste. Sarebbe solo la
ratifica di un'espulsione che va avanti dal 2008, o meglio da sempre.
Perdonatemi, ma personalmente mi auguro che questa espulsione abbiano
il coraggio di metterla in pratica.
